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Detroit ha ufficialmente dichiarato bancarotta, sommersa da un passivo di 18 miliardi di dollari di debiti della pubblica amministrazione, dalla morsa della crisi e dalle ferite mai rimarginate dai mutui subprime. Ormai sono scesi a 700.000 gli abitanti che vivono nella città americana col più alto tasso di criminalità, dove per vedere la Polizia dopo averla chiamata passano tranquillamente 58minuti, e con il più alto tasso di case disabitate.    

 

 

Il numero di case vuote nella città è impressionante e guardando tra gli annunci immobiliari presenti nei vari siti di agenzie locali non si può far altro che rimanere sconvolti dai prezzi: il valore medio di una villetta con quattro camere da letto e giardino non supera i 5.000 dollari, e si possono trovare case in vendita anche per 1 solo dollaro. Un mercato immobiliare (sempre se abbia ancora senso chiamarlo così) completamente impazzito. Comprare una casa a Detroit per lo più significa acquistare un rudere o una casa circondata da nulla, quartieri fantasma pieni di case vuote in decadenza che hanno l’aspetto ancor peggiore di quelle aree industriali in putrefazione che tanto conosciamo bene anche qui in Italia. A chi interessa comprare queste case? Vista la pessima condizione di quegli immobili al prezzo d’acquisto va aggiunto un cospicuo lavoro di ristrutturazione, che anche se fatto senza troppe pretese arriva comunque a costare circa 20.000 dollari.
Ciò nonostante, sono comunque prezzi bassissimi, e non mancano persone dalla povertà estrema che pur di avere un minimo di tetto sopra la testa raggiungono Detroit e vanno a vivere in queste case disastrate in mezzo a quartieri fantasma che dai racconti che si sentono sembrano evocare scenari post-apocalittici.

                                                                                                                                                                    

 Detroit ci può sembrare lontana, ma non lo è. Detroit potrebbe essere solo l’inizio di quello che sarà il grande impoverimento del mondo occidentale, un mondo abituato a vivere in condizione di relativo benessere ma che in nome della globalizzazione dei profitti delle classi veramente dominanti verrà declassato in maniera sconvolgente, facendoci precipitare in uno scenario di ricchissimi che vivono il benessere in totale disinteresse della miseria che li circonda, esattamente come avviene in quel terzo mondo che adesso chiamiamo paesi emergenti.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    
 In un mondo occidentale che invecchia, che non fa figli, che si deindustrializza delegando la produzione dei beni agli angoli più disparati del Terzo Mondo ritinteggiato, con l’aggravante di un globo dalle risorse naturali limitate ed in progressivo e rapido esaurimento, il modello di una società con un’ampia e prospera classe media non è più sostenibile nel lungo termine. È uno sciame di cavallette che non voterà mai democraticamente per darsi una seria regolata.      

Postato da: @FedericoNero

2 commenti su “MO-TOWN

  1. Nicola Guarnera
    27 luglio 2013

    BCE come la FED dicevano… come la FED…

  2. Francesco
    27 luglio 2013

    Una considerazione: pensiamo a quanto sia relativamente più facile per uno statunitense spostarsi da Detroit a New York, rispetto a quanto lo sia per un "europeo" spostarsi da Roma a Stoccolma. Non c'è mai limite al peggio…

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2013 da in Uncategorized con tag .
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