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RAUL GARDINI:A VENT’ANNI DALLA MORTE L’ITALIA AVREBBE BISOGNO DI UN NUOVO “CORSARO”.

“Sono dell’idea che la vita debba essere vissuta fino in fondo e non per finta, anche se talvolta c’è da farsi venire il mal di stomaco”

E’ doveroso in questi giorni trattare della figura e del ruolo che Raul Gardini ha assunto nella storia recente della vita politica ed economica italiana. Ricorre infatti il ventennale di quel tragico 23 luglio di vent’anni dove, la mattina stessa in cui avrebbe dovuto presentarsi per rendere dichiarazioni spontanee davanti al pool di Mani Pulite, decise di farla finita con un colpo di pistola nel suo splendido appartamento di Palazzo Belgioioso a Milano.

Il personaggio Gardini è infatti paradigma umano di una svolta storica, Tangentopoli, in cui vengono drasticamente ridimensionate le prospettive di vedere l’Italia quale esportatrice di modelli di successo vincenti anche su scala internazionale. Ebbene, si è dibattuto parecchio sugli effetti prodotti dalle inchieste del gruppo di magistrati guidati da Antonio Di Pietro. Se questi agli inizi vennero sicuramente acclamati quali salvatori della patria giunti a liberare il popolo dai suoi governanti corrotti, ricostruzione storiche più recenti hanno potuto evidenziare punti molto contraddittori se non addirittura un preciso disegno volto a capovolgere radicalmente gli assetti istituzionali e i rapporti internazionali dell’Italia con gli altri paesi. Il dato di fatto che purtroppo emerge è che da quel biennio 1992-1994 seguirà solo un’inesorabile declino morale, sociale ed economico del paese.

Tuttavia, sebbene sarebbe scorretto negare la rilevanza penale e l’effettivo malaffare che effettivamente circolava negli ambienti politici e finanziari dell’epoca, altrettanto ingiusto sarebbe negare le capacità che la classe dirigenziale di quel tempo dimostrò nel rendere l’Italia, nell’arco di soli quarant’anni, la sesta potenza industriale del pianeta. Purtroppo, nonostante tutto questo tempo, la memoria di Raul Gardini (il “Contadino” dal nome affibbiatogli dai suoi detrattori a causa delle sue origini da latifondista romagnolo, o anche, come meglio lo ricordano i suoi sostenitori, il “Corsaro” per via delle sue vincenti scorribande in Borsa) sconta ancora la colpa morale di essere stato ritenuto l’ideatore della “madre di tutte le tangenti”, la maxi-tangente Enimont di 150 miliardi utilizzata per ottenere il benestare dei partiti politici all’operazione che vedeva fondersi in unico grande gruppo, le attività chimiche dell’ENI e di Montedison. Duole ricordare come, anche recentemente con il ben noto caso della Banca Monte dei Paschi di Siena (n.d.r. la ventilata maxi-tangente da 1 miliardo di Euro nell’affare Antonveneta), le tecniche di sofisticatezza e le grandezze di questo genere di indebite prebende abbiano assunto dimensioni ben più allarmanti.

E invece a parere di chi scrive sarebbe più giusto ricordare le imprese che il suo agire imprenditoriale riuscì a realizzare:, le scalate all’inglese British Sugar e alla Beghin Say, l’intuizione del bio-etanolo quale combustile ecologico, il progetto incompiuto di creare un polo globale della chimica (Enimont) a capitale totalmente italiano, senza contare la splendida avventura del Moro di Venezia in America’s Cup. Successi che oggi, a chi per la prima volta capita di interessarsene, non possono che suscitare un senso di grande orgoglio ed incredulità soprattutto se paragonati alla triste fine alla quale sono costrette le nostre eccellenze imprenditoriali sopravvissute, svendute al capitale straniero poiché incapaci, per lo scellerato contesto macroeconomico europeo alla quale abbiamo aderito come paese, di poter competere in pari misura ai concorrenti esteri sui mercati internazionali.

Alla luce di quanto messo in pratica successivamente al suicidio di Gardini, non può che restare l’amaro in bocca per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. La folle ondata di privatizzazioni “per abbattere il debito pubblico”, la sostituzione di una classe politica con un’altra che nei vent’anni successivi si è rivelata ben peggiore di quella della quale aveva denunciato immoralità e vizi.

Gli italiani avrebbero quanto mai bisogno adesso di un Gardini: la vulgata importata dalle cronache giornalistiche al di là delle frontiere a cui piace dipingere gli italiani come improduttivi e senza nerbo avrebbe certamente vita meno facile nell’essere passivamente e supinamente accettata. Come detto all’inizio di questo breve commento, è difficile tracciare un confine netto tra bene e male nel parlare di Raul Gardini: è inconfutabile però che la generazione alla quale è appartenuto abbia avuto connotati oramai introvabili in questa Italietta aggredita e alla mercè di rappresentanti politici dediti più a compiacere le cancellerie europee che non a rispettare i sacri principi della Costituzione.

Si sta parlando della volontà di elevare e migliorare questo paese, esportando i capitali anziché essere vittima come adesso di acquisizioni che impoveriscono il tessuto economico nazionale e lo rendono ostaggio di politiche decise fuori dai confini nazionali. O ancora, essere in prima fila nella elaborazione di nuovi processi produttivi facendosene gelosi custodi.

Sfidare chi è apparentemente più forte perché le sfide abbisognano di alti traguardi.

 

 

Postato da: @arthasastra85

4 commenti su “RAUL GARDINI:A VENT’ANNI DALLA MORTE L’ITALIA AVREBBE BISOGNO DI UN NUOVO “CORSARO”.

  1. Mario Biglietto
    29 luglio 2013

    Sono d'accordo, la storia italiana andrebbe riscritta, nello specifico quella dopo la riunione sullo yacht reale Britannia, immediatamente precedente, in senso storico, a tangentopoli, che guardò solo dove voleva. Non era un mondo perfetto ma dava spazio ai talenti e alle imprese e aveva un suo sano patriottismo, oggi c'è solo buio e prospettive tetre.

  2. Easter
    29 luglio 2013

    Certo…..Come al solito……si stava meglio quando si stava peggio….

  3. Mario Biglietto
    31 luglio 2013

    non si stava meglio quando si stava peggio, si stava meglio e basta, il che non lo rendeva un mondo perfetto ma molto migliore di questo.

  4. Easter
    31 luglio 2013

    Nessuno meglio di Guido Gozzano potrebbe commentare bene questo tipo di riflessioni……"amo solo le rose che non colsi, amo solo le cose che potevano essere e che non sono state"…….

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Questa voce è stata pubblicata il 29 luglio 2013 da in Uncategorized con tag .
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