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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

RIEPILOGANDO IL CASO MONTE DEI PASCHI DI SIENA

 MPS

Visto e considerato che siamo un paese di accesi esterofili, e che fino all’inizio del 2013 non avevamo ancora avuto l’occasione, sulla scia dei casi anglo-americani ed europei, di sperimentare il nostro personalissimo scandalo bancario, eccoci accontentati con la Banca Monte dei Paschi.

La Banca più antica d’Italia è stata infatti protagonista, attraverso l’agire dissennato dei suoi organi dirigenziali, di una serie di operazioni finanziarie molto ardite che l’hanno portata nel giro di pochissimi annia passare da fiore all’occhiello dell’industria bancaria a pesante fardello sulle spalle dei contribuenti.

 

E’ capitato d’altra parte di osservare molto spesso sugli organi della stampa, soprattutto durante l’ultima campagna elettorale, attacchi molto pesanti (ndr. l’economista Boldrin e, più in generale, i sostenitori di politiche economiche di stampo liberista) al sistema di relazioni tra enti pubblici (in questo caso il Comune di Siena da sempre a guida PCI-PDS-DS-PD) che controllano le fondazioni bancarie che a loro volta possiedono partecipazioni maggioritarie nel capitale sociale delle banche.

D’altronde le fondazioni bancarie sono state istituite in Italia con il preciso fine di garantire la transizione dal vecchio sistema, in cui le banche erano sottoposte al controllo pubblico, verso la progressiva privatizzazione dei soggetti partecipanti al capitale dell’impresa creditizia. In questo senso, la critica più comune che viene rivolta al modello di governo attualmente in essere è appunto relativa all’eccessiva presenza di soggetti pubblici direttamente o indirettamente legati al mondo della politica, i quali non garantirebbero, favorendo una gestione clientelare ed inefficiente, la corretta allocazione delle risorse finanziarie in maniera da accrescernecompiutamente il valore. Sulla base di questa premessa si vuole arrivare a concludere che una totale aperturadelle banche ai privati consentirebbe uno sviluppo migliore e rispondente alle reali opportunità offerte dal mercato anziché a meri arbitri di singoli individui incentivati ad accontentare il proprio elettorato di riferimento.

Queste convinzioni, in special modo nel caso che ha riguardato Monte dei Paschi, sono errate in particolar modo perché ignorano un fattore fondamentale della crisi finanziaria attuale.

Ovvero, l’elemento base che ritorna in ogni dissesto finanziario di questi anni è l’aver allontanato le attività creditizie da quelle proprie di una banca tradizionale (ndr. raccolta del risparmio ed esercizio del credito). La responsabilità della crisi pertanto non risiede a monte, vale a dire nella natura pubblica o privata dell’azionista che controlla la banca (ndr. si vedano i casi di Abn Amro Bank e Royal Bank of Scotland, entrambe nazionalizzate e dai rispettivi governi olandese e britannico) quanto nei limiti all’ambito di operatività entro il quale il management della società può muoversi. La troppa finanza ha messo in ginocchio il credito al territorio e pregiudicato la consistenza del patrimonio sociale, impedendo infine la distribuzione di utili, nello specifico alla Fondazione MPS la quale, si ricorda, ha l’obbligo per statuto di reinvestire le plusvalenze generate dalla partecipazioni detenute in “scopi di interesse pubblico e di utilità sociale preminentemente nei settori della ricerca scientifica, della istruzione, dell’arte e della sanità” ai quali sono stati aggiunti in seguito, tra gli altri, “famiglia e valori connessi, crescita e formazione giovanile, educazione, istruzione e formazione, ricerca e attività scientifica…”.

Il paradosso è che vengano imputate alla Fondazione MPS delle responsabilità per aver destinato fondi ad attività economiche presenti sul territorio senese e toscano !!!. Inoltre va pure ricordato come le lodi con cui si applaudiva la tenuta del mercato bancario italiano fossero in larga parte dovute all’ apparente arretratezza di questo imperniato per l’appunto su un modello di gestione più prudente in cui le ragioni dell’interesse pubblico, con le fondazionibancarie quali interpreti designate, potessero avere ancora il loro spazio di espressione.

La Fondazione MPS pertanto, ed ovviamente il sistema italiano, sebbene migliorabile nella direzione di una maggiore trasparenza, non possono essere additati come la principale causa della crisi MPS. Questa al contrario va ricercata nell’eccessiva leva finanziaria impiegata nell’investimento in prodotti strutturati basati sul settore immobiliare e sul mercato dei titoli di stato nonché sulla folle acquisizione della Banca Antonveneta, avvenuta nel 2007 a prezzi completamente fuori mercato (ndr le ricostruzioni più attendibili parlano di 10,7 miliardi ma la cifra continua a rimanere incerta). Su questo punto s’innesta l’argomento più strettamente politico, in altre parole il coinvolgimento della dirigenza PD nella pianificazione e nel perfezionamento di questa operazione.

Poiché attraverso l’analisi di questa vicenda si possono interpretare più limpidamente le incoerenze, le manifeste contraddizioni della sinistra italiana, anche e non soltanto alla luce delle voci riguardo a una maxi-tangente dietro alla quale si nasconderebbero ipotesi di finanziamento illecito ai partiti (ndr al PD). Infatti,  a prescindere dall’effettiva dimostrazione o meno del passaggio di questi fondi illeciti nelle casse del PD, cosa che tra l’altro rientrerebbe perfettamente nell’abituale e storica reticenza della magistratura a indagare nelle stanze della sinistra (ndr Il nome di Primo Greganti dovrebbe richiamare alla memoria fatti di una certa importanza), l’aspetto stupefacente in questa vicenda è dato dalla naturale leggerezza con cui i vertici del PD hanno negato qualsiasi tipo di relazione con il management della banca quando quest’ultimo non poteva essere altro che, come visto nei paragrafi che precedono, costituito da soggetti graditi alla Direzione di Largo del Nazareno.

Questo dato si scontra invece con una prassi politica in uso da anni e costituita dall’attacco a titolo di discredito morale di ogni avversario politico.

In conclusione, i temi che, osservando i fatti che circondano questa ulteriore pagina di malgoverno italiano,necessiterebbero di una completa rivisitazione sono il concetto di banca universale in cui le attività di raccolta del risparmio ed erogazione vanno a confondersi con servizi di investimento, emissione di titoli ed altre operazioni finanziarie altamente speculative. Dal punto di vista della prospettiva storica della sinistra, abbandonare, dal punto di vista economico, la difesa del fenomeno bancario liberista appena descritto e, sul piano puramente politico, ricollocarsi sulla reale (e quindi priva dell’inutile, astratta retorica moralista tendente a generare consenso sulla base del discredito affibbiato agli avversari politici) tutela delle fasce più deboli e la promozione di modelli di sviluppo che abbiano come obiettivo, al primo posto, il benessere della collettività.


Postato da: @arthasastra85

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Questa voce è stata pubblicata il 9 agosto 2013 da in Pude con tag , .
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