Kappa Di Picche

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

ESSI DICONO EPISODIO 4: BERLINO E PARIGI, RITORNO ALLA REALTA’.

PADOA

 Ve lo ricordate Tommaso Padoa Schioppa?

Nell’ormai lontano anno 2003 scriveva queste righe. Parliamo di 10 anni fa. Eravamo abbastanza diversi 10 anni fa, molti di noi non pensavano di avere i problemi economici-lavorativi che abbiamo avuto (noi, o persone a noi vicine), di provare la rabbia e la frustrazione che proviamo in tanti, di vivere in questa situazione dove vediamo crollare uno dopo l’altro quei parametri di benessere frutto del progresso sociale dell’Europa occidentale e che adesso ci vengono presentati come pretese da dimenticare.

Quello che sta accadendo c’era chi lo stava progettando per noi, persone altamente istruite con idee (perverse) molto chiare, idee che non nascondevano affatto. Ecco un esempio emblematico della mentalità della classe dirigente che ci ha sacrificato senza pietà.

L’argomento sono le famose “Riforme Strutturali” e la necessità di attuarle. 

“I governi di Francia e Germania sembrano aver scelto, ormai senza riserve, la strada di quelle che il gergo economico chiama riforme strutturali. Non sappiamo se andranno fino in fondo; ma se poniamo questa scelta in prospettiva possiamo comprenderne il significato storico e anche azzardare una previsione.
Solo sei anni fa Francia e Germania si auto-iscrivevano con sussiego nel nucleo dei Paesi in regola su tutto: inflazione e bilancio, direttive europee e stabilità politica. In realtà i semi delle difficoltà già maturavano.
La Germania aveva vinto per anni, decenni, combinando la superiore qualità dei suoi prodotti industriali (chi compra una Mercedes non bada al prezzo) con la superiore stabilità dei prezzi: le periodiche rivalutazioni del marco premiavano la combinazione ma vi contribuivano anche, perché proprio esse calmieravano i prezzi. La Francia, dopo la svalutazione del 1983, aveva preso la ferrea determinazione di fare «come e meglio della Germania»; un severissimo controllo dei salari accrebbe anno dopo anno la competitività favorendo la crescita. Proprio il successo della rincorsa francese contribuì a indebolire l’arma vincente della Germania. Nel 1992-‘ 93, rifiutando la svalutazione sul marco, la Francia si difese da un ritorno al vecchio male.”

La svalutazione è “il vecchio male”, la disoccupazione  e la distruzione del welfare ne sono la cura, sarà più chiaro leggendo il seguito.

Nell’ ultimo decennio entrambi i percorsi si sono fatti impervi. Anzitutto per la Germania, aggravata dai costi della riunificazione e dalla perdita del vantaggio di prima della classe. Poi anche per la Francia, dove si esaurivano i margini della disinflazione competitiva. Quando la corsa dell’economia americana cessò di far crescere tutti, le magagne di ciascuno divennero evidenti e il bisogno di curarle urgente. Francia e Germania si ritrovarono con disoccupazione e disavanzo pubblico pesanti; da severi maestri della stabilità divennero scolari senza il compito fatto.”

E qui, amici e amiche, arriva il bello… 

“Non restavano che le riforme strutturali, eterno ritornello di quelle che Luigi Einaudi chiamava le sue prediche inutili: lasciar funzionare le leggi del mercato, limitando l’intervento pubblico a quanto strettamente richiesto dal loro funzionamento e dalla pubblica compassione.”  

Qui il buon Schioppa parla chiaro: lasciar funzionare le leggi del mercato e limitare l’intervento pubblico a quanto strettamente richiesto dalle leggi del mercato e (in un momento di debolezza evidentemente) dalla “pubblica compassione” (!!!!!!), ovvero dare pane e acqua ai poveracci affamati. Questa è parte dell’ideologia liberista più estrema, quella di Milton Friedman per intenderci, che riteneva il welfare come un elemosina strettamente ridotta all’erogare il minimo indispensabile necessario a calmare gli animi dei poveri per impedire che la loro rabbia diventi violenza contro i benestanti.

“Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.”


Abbiamo vissuto troppo bene, bisogna togliere “il diaframma di protezioni” che ha allontanato il popolo dalla sudditanza, dalla paura e dal bisogno. Bisogna riportare il popolo a una condizione di sofferenza e fame. Basta con una cosa così diseducativa come il benessere!!

Questo individuo ha vissuto una vita intera con stipendi (pubblici, quindi a nome della collettività) equivalenti a non so quante decine di volte quello di un normale impiegato, ma parla della necessita di mettere le persone a “contatto diretto con la durezza del vivere” e nelle mani dei “rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità”.

Ridate un’occhiata all’inizio del periodo. Scrive chiaramente che rimuovere “il diaframma di protezioni” deve essere L’UNICO PRINCIPIO a guidare il programma di riforme.

Io davvero rimango allibito, ma dove vivo? Perché persone che hanno tutto in abbondanza hanno così tanto desiderio di togliere così tanto a chi ha così poco? Ma ora la parte da incorniciare:

“Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’apprendistato di mestiere, costoso investimento.”


“Il lavoro era necessità” (si sente la nostalgia in queste sue parole..). Perciò non fate gli schizzinosi. Si lavora per mangiare e sopravvivere, mica per vivere.

“La buona salute, dono del Signore” (!!!!!!!!). Perciò non rompete le palle con questa storia del diritto alla salute e al Servizio Sanitario Nazionale. Sono cose viziose, immorali e blasfeme. La salute è un dono di Dio, non bisogna interferire tra la vita privata del cittadino e il destino che Dio gli ha riservato.

“La cura del vecchio, atto di pietà familiare”. Perciò non venite a bussare alla porta dello Stato con richieste fastidiose come pensioni e cure per gli anziani, se non avete fatto un figlio buono e abbastanza benestante da poter provvedere a voi è colpa vostra e quindi è un problema vostro. Però non suicidatevi, è peccato e finireste all’Inferno.

Stranamente, manca lo “Ius Primae Noctis”…. Serve aggiungere altro? No, ma lo Schioppa continua..


“Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato. Germania e Francia sono Paesi con forte struttura dello Stato, consapevoli di sé, determinati a contare nel mondo, sorretti da classi dirigenti attente all’interesse generale. In entrambe, il modello di società (lo stesso dell’Italia) ha bisogno di coraggiose correzioni, diverse e in qualche caso maggiori di quelle necessarie all’ Italia. Le difficoltà sono notevolissime. Ma riesce difficile pensare che, imboccata la strada, i due Paesi non sappiano percorrerla con determinazione.”

….ah, e ricordatevi di ringraziare! 

Padoa Schioppa Tommaso

 Articolo originale qui

Postato da: @FedericoNero

11 commenti su “ESSI DICONO EPISODIO 4: BERLINO E PARIGI, RITORNO ALLA REALTA’.

  1. Mario
    30 settembre 2013

    Un grande padre piddino, persona molto stimata, tutta gentaglia, immaginate cosa si diranno in camera caritats!

  2. spud85
    1 ottobre 2013

    La totale mancanza di pietas umana è il tratto peggiore di questi esseri dallo sguardo vacuo e dagli occhi fissi nel vuoto

    • Lorenzo (@LorenzoWVilla)
      5 ottobre 2013

      Condivido totalmente per la stragrande maggioranza degli euroburocrati: imho proprio in questo Padoa Schioppa in questo si differenziava, mi sembrava uno dei pochi “umanisti”.

      • spud85
        7 ottobre 2013

        purtroppo caro Lorenzo, al di là dell’alone cosmetico di pietismo, le opere del nostro TPS e il suo esplicito sostegno del progetto eurista promosso dal “compagno” Prodi, IMHO lasciano alla tua definizione di concetto di umanista solo un involucro diafano e privo di significato.

  3. spud85
    3 ottobre 2013

    It’s the circle of life, baby…

  4. Sono ateo ma faccio una deroga, spero che l’inferno esista e stia bruciando nelle fiamme eterne.

  5. Lorenzo (@LorenzoWVilla)
    5 ottobre 2013

    – In generale: mi pare che il pensiero di TPS venga malinterpretato: proporre di “attenuare” welfare è diverso da “smantellare/eliminare”. Credo che il suo pensiero sia ben rappresentato dalla ben nota: «Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l’istruzione e l’ambiente».
    – In particolare: credo che il penultimo paragrafo citato (“100, 150 anni fa…”) venga malinterpretato: non esprime ciò che TPS ridiene desiderabile, anche limitandoci al contesto ristretto dell’articolo. Infatti nel seguito dice ““Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita […] È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo”
    – Alcuni commenti al post sono francamente barbari

    • arthasastra85
      7 ottobre 2013

      Ciao Lorenzo, il sol fatto che tu sia capitato dalle parti nostre, nonostante dai tuoi commenti traspaia una certa qual irreprensibile fiducia nei principi del progetto euristico, è per noi cosa assai gradita.

      Tuttavia, quel che ci farebbe piacere chiarire è che, al di là delle singole ed ammissibili interpretazioni soggettive del pensiero del Padoa Schioppa, quel che noi gli imputiamo, ammessa e non concessa la buona fede, è il fatto di aver sempre condiviso ed accettato la teoria che il libero mercato (che poi così tanto libero non è se governato da un regime valutario di cambi fissi) e l’introduzione di “riforme strutturali” tanto avrebbero fatto bene al nostro Paese.
      Le esperienze più recenti hanno dimostrato che non è così (i commenti barbari che tu denunci e che noi comunque stigmatizziamo, provengono molte volte da individui gravemente danneggiati dagli effetti negativi prodotti dal sistema economico che tu implicitamente difendi) e che quindi, a posteriori, le tue argomentazioni non possono essere valutate in altro modo se non in una sorta di difesa d’ufficio volta ad ottenere delle generiche circostanze attenuanti in favore di un soggetto conclamatamente colpevole.

      Vedremo se la memoria storica degli italiani sarà capace di ricambiare i tuoi auspici.

  6. alessandro
    3 novembre 2013

    mi è tornata in mente questa cosa (che avevo letto non ricordo dove) che avevo messo da parte.

    “Bene. Sulle cause della povertà esistono due teorie fondamentali: quella di Tommaso Moro e quella del reverendo T. Malthus. Il primo ha sostenuto che in Inghilterra la povertà ha iniziato a espandersi vertiginosamente con la vendita fatta da Enrico VIII dei terreni sottratti alla chiesa cattolica e di quelli demaniali che erano destinati agli usi comuni. Su queste terre la gente viveva di sussistenza (le terre sono dette open fields). Dalla metà del Cinquecento circa in poi, fino alla fine del Settecento la politica delle recinzioni provocherà un pauperismo urbano in Inghilterra, tale che nell’ Ottocento il ceto contadino è scomparso (di questa dekulakizzazione nessuno parla). Quindi Moro dice: la privatizzione della terra e il latifondo sono causa di povertà. La teoria di Malthus, fatta propria dal liberalismo, secoli dopo dirà invece che la causa della povertà sono i poveri stessi. La causa non va cercata in altri. Sono loro che hanno scelto di essere poveri, riproducendosi troppo o conducendo una vita da pigri e viziosi. Malthus come rimedio alla povertà proponeva la sterilità oppure il taglio dei sussidi affinchè quelli perissero.”

    saluti

  7. spud85
    3 novembre 2013

    Alessandro, il libro da cui hai preso quella citazione dovrebbe essere questo: http://www.amazon.com/Am-Me-Free-Robots-Freedom/dp/0952614758.
    L’autore, David Icke, non è tra i miei favoriti perché troppo orientato verso teorie complottistiche. Evito comunque di commettere la fallacia logica di giudicare il messaggio in funzione del messaggero, e apprezzo la sua applicabilità nel caso attuale dell’eurozona.
    Ciò detto, a mio parere l’attuale crisi economica si spiega più facilmente con le categorie marxiste di “lotta di classe”: il capitale avanza quando i lavoratori sono deboli (banalizzando).
    Ma è ovviamente tutto aperto a commenti e interpretazioni…

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Questa voce è stata pubblicata il 30 settembre 2013 da in Essi Dicono, Germania, Pude con tag , .
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