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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

LA FRANCIA DETTA L’AGENDA POLITICA EUROPEA. L’ITALIA RESTA A GUARDARE.

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In questo nuovo contributo abbiamo deciso di occuparci della situazione francese e, in special modo, delle nuove istanze sovraniste ed anti-euro germogliate all’interno del movimento popolare di ispirazione gollista UMP (per intenderci, il partito di Sarkozy). Infatti, fino ad oggi era stata importata dai nostri mezzi di informazione la visione che in Francia, fatto salvo il Front National, nessun altro movimento avesse messo in discussione ed al contempo rifiutato l’adesione della Francia all’Euro ed alla stessa UE.

E’ abbastanza curioso quindi scoprire che già nel 2007 l’UMP ha dovuto subire una scissione interna ad opera di una sua corrente di partito, i c.d. gollisti sociali. Quest’ultimi appartengono ad un ramo del gollismo, forse quello più originale e risalente, che non si appiattisce in una vuota idolatria del capitalismo ma che anzi tenta di correggerne i tratti  qualora esso minacci le basi fondanti della democrazia sociale. Seguendo questo schema economico-politico il gollismo sociale ambisce dunque ad utilizzare i vantaggi determinati dall’efficienza allocativa delle risorse prodotta dall’utilizzo del capitale per orientarlo discrezionalmente in direzione di interventi pubblici a beneficio dello sviluppo della collettività. Per tener fede a questa impostazione ideale i maggiori esponenti della corrente, a seguito della definitiva rottura dei rapporti con i vertici politici dell’UMP in ragione del loro appoggio all’approvazione del referendum sul Trattato di Lisbona, hanno fondato il movimento “Debout la Republique” (“Alzati Repubblica”). Tale ambizione trova la sua genesi nel ruolo che da sempre il gollismo ha avocato a sé quale incubatore delle diverse voci presenti nella società francese e che trascende pertanto dall’inquadramento in uno spazio politico puramente di centrodestra, andando al contrario valutato come tentativo di costituire una sorta di “partito nazionale” che racchiuda al suo interno tutte le istanze della società.

Calato in quest’ottica, l’obiettivo perseguito da questa giovane formazione politica, che ha presentato il proprio candidato, Nicolas Dupont-Aignan, alle elezioni presidenziali del 2012, è caratterizzato principalmente dalla necessità, per la Francia, di riappropriarsi della propria libertà economica e politica. La ragione per cui è emersa questa necessità risiede, secondo Debout la Rebublique, nei forti svantaggi scontati dalla Francia in conseguenza delle cessioni di sovranità alle istituzioni comunitarie e dell’adesione all’Euro. Si è infatti fatta avanti la convinzione che i successi proclamati al tempo dell’introduzione dell’Euro grazie alla “relation privilégiée” con il partner tedesco non abbiano dato i risultati sperati da chi, a Parigi, coltivava ambizioni globali: dopo aver infatti spinto per 20 anni sulla strada dell’integrazione totale dei paesi europei, la Francia oggi può definirsi ad ogni buon conto “vittima” dell’agognato meccanismo. La moneta comune e la politica estera e di sicurezza comune, i due pilastri del disegno strategico francese hanno, da un lato, prodotto gravi squilibri macroeconomici, e, dall’altro, consentito alla Germania di bruciare terreno acquistando sempre più spazio sulla scena internazionale. Inoltre, vari ambienti politici e imprenditoriali ritengono che il “Patto di stabilità e crescita” sia un freno alle capacità di innovazione e competizione industriale transalpina, da sempre incentivata attraverso l’ingente impiego di fondi statali.  Queste sarebbero dunque le ragioni del forte ridimensionamento politico nel contesto internazionale e dell’inarrestabile declino economico del paese, entrambi a discapito della simmetrica e sempre maggiore prosperità della vicina Germania.

Per far fronte a questa grave emergenza, il partito nel suo programma economico propone i seguenti rimedi:

1.    Smantellamento dell’UE e creazione di agenzie di cooperazione a livello europeo;

2.    Uscita dall’Euro e riacquisizione della sovranità monetaria;

3.    Lotta alle delocalizzazioni delle imprese;

4.    Sgravi fiscali per gli investimenti privati in Francia;

5.    Separazione delle attività commerciali e di investimento delle banche;

6.    Nazionalizzazione delle imprese attive nel settore energetico (EDF/GDF).

A giudicare da ciò che appare dalla lista di priorità appena elencata, sembra decisamente condivisibile l’approccio seguito da Debout la Republique. Senza dimenticare che i punti sollevati sono speculari a quelli di alcuni nostri economisti (Alberto Bagnai; Claudio Borghi Aquilini) che, da circa due anni provano, con grande fatica, a diffondere nel nostro paese venendo coscientemente ignorati o snobbati da qualsiasi formazione politica.

Tuttavia, nonostante il corretto inquadramento dei problemi, delle relative soluzioni e di, aspetto non secondario, sei anni di attività politica, Debout la Republique ha raccolto alle ultime elezioni presidenziali solo l’1,7% dei consensi. Le motivazioni per le quali il risultato è stato così basso si può ipotizzare vadano ricercate principalmente nel fatto che questi temi (sovranità monetaria e fiscale) sono già patrimonio della retorica del Front National il quale, utilizzando un linguaggio ben più diretto di quello dei gollisti, riesce ad attrarre sostenitori approfittando del loro evidente malcontento. E questo rappresenta a nostro modo di vedere un grosso campanello d’allarme per chiunque voglia combattere le derive autoritarie dell’Unione Europea assumendo sempre quale doverosa premessa giustificativa il rispetto dei valori repubblicani e democratici del proprio paese. A maggior ragione nel caso dell’Italia, paese che sconta  un enorme ritardo su certi temi da parte delle forze moderate di centro-destra, meno che mai inclini a ripudiare il mantra del “più Europa” per assumere la difesa della sovranità nazionale. A ciò si deve aggiungere che, anche qualora si volesse immaginare di aderire a posizioni più radicali (ovviamente che avessero perlomeno al centro della loro battaglia politica la condanna dell’Euro),  questi tentativi sarebbero ostacolati nella loro diffusione su larga scala dal forte retaggio antifascista presente nell’elettorato italiano, intimamente refrattario ad attribuire un vasto consenso a formazioni politiche di estrema destra.

Quanto appena detto dimostra pertanto la pericolosissima situazione presente nel nostro paese, dove la classe politica, chi per malafede chi per ignoranza, non ha attivato in alcun modo (il centro-destra, ma ancor più il centro-sinistra, per fedeltà al progetto eurocratico) dei processi dialettici di autocritica interni tesi ad elaborare nuovi percorsi alternativi alla cieca obbedienza al cretinismo economico europeo. Ciò deve far riflettere se si immagina come molto probabile un ulteriore aggravamento della crisi economica con conseguente deterioramento delle relazioni tra i diversi paesi dell’Eurozona. In assenza di una piattaforma politica che negli anni abbia preparato il terreno per un confronto trasparente sui problemi reali del paese come si potrebbe pensare di poter affrontare degnamente una eventuale dissoluzione dell’area Euro ?

Questo è un interrogativo che, secondo il nostro punto di vista, i politici italiani farebbero bene ad affrontare con estrema urgenza.

Postato da: @arthasastra85

Un commento su “LA FRANCIA DETTA L’AGENDA POLITICA EUROPEA. L’ITALIA RESTA A GUARDARE.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2013 da in Francia con tag , , .
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