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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

IRREVERSIBILE


irreversibile

La crisi europea continua a distruggere posti di lavoro. Entro la fine del 2013 ci saranno 19 milioni di disoccupati nella sola eurozona (oltre 7 milioni in più rispetto al 2008), un aumento senza precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

La crisi occupazionale colpisce soprattutto i paesi della periferia dell’eurozona, dove la spirale dei fallimenti è ancora in corso, mentre la Germania e gli altri paesi centrali hanno invece registrato una crescita occupazionale.

Questa asimmetria è una delle cause dell’attuale paralisi politica dell’Europa, che si palesa nella successione (sempre più imbarazzante) di incontri al vertice tra i vari capi di Governo dell’Unione Europea, che si traducono in misure palesemente incapaci di arrestare la crisi in atto. Questa lentezza avrà conseguenze gravissime nel lungo periodo. Come previsto da parte della comunità accademica, la crisi sta rivelando una serie di contraddizioni nelle istituzioni e nelle politiche dell’Unione Monetaria Europea. Le autorità europee hanno preso una serie di decisioni che hanno, contrariamente a quanto annunciato, contribuito a peggiorare la recessione e ampliare il divario tra i paesi membri.

Gli economisti diedero l’allarme fin dall’inizio e ancora adesso ci sono numerosi accademici che da più parti criticano in maniera argomentata e approfondita tutta la costruzione dell’Unione Monetaria e le misure d’austerità che la sostengono. Purtroppo, questo allarme continua a rimanere sostanzialmente inascoltato.

Le autorità europee hanno scelto di adottare la fantasiosa dottrina della “austerità espansiva”, secondo la quale i tagli di bilancio dovrebbero ripristinare la fiducia dei mercati nella solvibilità dei paesi dell’Unione Europea e portare ad un calo dei tassi di interesse, e quindi, di conseguenza, la ripresa economica.

Come riconosciuto dallo stesso Fondo Monetario Internazionale, oggi sappiamo che le politiche di austerità hanno effettivamente e INDISCUTIBILMENTE aggravato la crisi, provocando un crollo dei redditi che supera di gran lunga le peggiori aspettative. Anche i campioni della “austerità espansiva” ora riconoscono i loro errori ma il danno è oramai è fatto. Le autorità europee, tuttavia, stanno commettendo un nuovo errore. Esse sembrano essere convinte che i paesi della periferia dell’eurozona possono risolvere i loro problemi mediante l’attuazione di “riforme strutturali”, riforme che sono essenzialmente volte alla riduzione della spesa (delle famiglie sicuro), favorire la competitività e, quindi, favorire la ripresa trainata dalle esportazioni con la conseguente la riduzione del debito estero.
Quindi, per competere con i paesi emergenti e “vincere” la “competizione globale” dovremmo TUTTI esportare verso i paesi emergenti.

Non c’è che dire, una visione lungimirante, davvero.

Anche se il punto di vista che vede i paesi della periferia come corrotti, inefficienti e ingolfati da una legislazione sbagliata pone in evidenza alcuni problemi reali, la convinzione che la soluzione proposta possa risolvere la crisi economica e salvaguardare l’unità europea è una pura illusione.

Le politiche deflazionistiche applicate in Germania e altrove per costruire surplus commerciali hanno lavorato per anni – insieme ad altri fattori – per creare enormi squilibri nel debito e nel credito tra i paesi dell’eurozona. La correzione di questi squilibri richiederebbe un’azione concertata da parte di tutti i paesi membri. Per i paesi periferici dell’eurozona risolvere il problema senza aiuti significa sottoporsi a un calo dei salari e dei prezzi applicato su una scala talmente ampia da causare un crollo ancor più accentuato dei redditi e violenta deflazione del debito con il rischio concreto di provocare nuove crisi bancarie e paralizzare le attività produttive in intere regioni dell’Europa.

John Maynard Keynes si oppose al Trattato di Versailles nel 1919 con queste parole lungimiranti: “Se prendiamo in considerazione che la Germania deve essere tenuta in povertà e che i suoi figli debbano morire di fame (… ) Se puntiamo deliberatamente a impoverire l’Europa centrale, la vendetta, oso predire, non tarderà ad arrivare.”

Anche se le posizioni ora sono invertite, con i paesi periferici in difficoltà e la Germania in posizione di supremazia (in realtà relativa), la crisi attuale presenta più di una somiglianza con quella terribile fase storica, che ha creato le condizioni per l’ascesa del nazismo e la conseguente Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, la memoria di quegli anni terribili sembra essere perduta e la Germania e gli altri governi europei, stanno ripetendo gli stessi errori che sono stati fatti allora. Questa miopia è la causa principale delle ondate d’irrazionalismo che attualmente imperversano per l’Europa, dalla destra ultra-xenofoba al crescente sentimento anti-tedesco che continua a crescere.
Mentre questa follia va avanti, un rapporto della Croce Rossa ha dichiarato che la crisi finanziaria in Europa ha lasciato 43.000.000 di cittadini senza cibo sufficiente per mangiare, definendola la peggiore crisi umanitaria da più di mezzo secolo. Il rapporto ha anche mostrato che circa 120.000.000 di europei sono a rischio povertà, soprattutto nei paesi che sono sottoposti in fase di recupero finanziario.

Il destino dell’euro è segnato, nonostante i pezzi grossi insistano nel dire che “l’ euro è irreversibile”, che “ormai non si può tornare indietro” che “sì, l’euro è sbagliato ma….” ,  ecco, nonostante le loro parole, l’eurozona finirà, semplicemente perché non può durare. Purtroppo, anche se questa è una buona notizia, il rischio è che il crollo dell’eurozona porti con sé ripercussioni e rancori estremamente gravi, con ferite che sarà molto faticoso sanare.

Finirà male, e ci sarà tantissimo lavoro da fare.

Postato da: @FedericoNero

3 commenti su “IRREVERSIBILE

  1. RUGGERO DEL ZOTTI
    11 ottobre 2013

    L’unica speranza che resta è che finisca presto perchè più si va avanti e maggiori saranno le ferite.

    Non possiamo lasciarci rubare il futuro.

    Io ci credo ancora, ci voglio credere: riprendiamoci il nostro Paese, non lasciamolo a questa becera oligarchia, facciamolo, e al più presto

  2. Achille
    11 ottobre 2013

    LA STORIA DOVREBBE INSEGNARE, MA NON SEMPRE LA SI COMPRENDE E SI IMPARA . NON VORREI CHE RIPASSASSE DI NUOVO. E POI MI E’ BASTATA LA SCUOLA.

  3. Pingback: Le parole della crisi: Inevitabile | Kappa Di Picche

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Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2013 da in Pude con tag , .
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