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BUNDESBANK: LA POLITICA MONETARIA NON PUO’ RIMEDIARE ALLA FRAMMENTAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI.

buba

Francoforte sul Meno | 26-11-2013

Traduciamo di seguito una colonna apparsa nella giornata odierna nella sezione topics del sito della Deutsche Bundesbank.

Dopo le parole di Jens Weidmann, riprese anche da Krugman qui, appare ancora una volta più chiaro quale sia la linea tedesca per risolvere questa crisi.

Dombret afferma che avere una politica monetaria unitaria sia visto come un bene in sè, e che le cause della differente performance degli Stati Membri sui mercati finanziari è correlata alle diverse condizioni di partenza delle economie delle singole nazioni.

L’intervento di Schäuble  se mai se ne sentisse il bisogno, rinvigorisce l’assoluta negazione alla collaborazione della Germania per mitigare le differenze tra gli Stati Membri, ponendo un sostanziale veto a qualsiasi intervento della BCE volto a mitigare il problema degli alti tassi di indebitamento di un singolo Paese dell’eurozona.

Basandosi su tali premesse, ci si può domandare a cosa serva avere le gonadi metalliche o avere la bambinesca mania di sbattere i pugni sul tavolo, quando il maggior azionista continentale rifiuta categoricamente qualsiasi provvedimento volto a risolvere l’acutizzarsi di problemi particolari.

La soluzione all’ interno dell’eurozona appare quindi restringersi a solo e soltanto una: il bail-in delle banche nazionali da parte dei correntisti.

Ben intendenti pauca!

La politica monetaria non può rimediare alla frammentazione dei mercati finanziari

La frammentazione dei mercati finanziari europei è stato uno dei temi principali discussi al Congresso Bancario Europeo a Francoforte sul Meno, in Germania il 23 novembre 2013. Secondo il membro del comitato esecutivo della Bundesbank Andreas Dombret, l’Eurosistema – composto dalle banche centrali nazionali di tutti i paesi della zona euro e dallala Banca centrale europea (BCE) – non può rimediare alla frammentazione dei mercati finanziari europei. Nel suo discorso al congresso, che, come ogni anno, si è tenuto presso la Alte Oper di Francoforte, Dombret ha sottolineato “Così come l’Eurosistema non può risolvere la crisi del debito sovrano, non può risolvere neppure la conseguente frammentazione del mercato”. Ha osservato che le cause di segmentazione del mercato erano al di là del controllo della politica monetaria e che le banche centrali non erano migliori dei mercati nel valutare quale fosse l’elevato livello appropriato dei tassi di interesse sui titoli di Stato. “Venendo io dal settore privato, lasciatemi aggiungere che i banchieri centrali non dovrebbero nemmeno tentare di saperne di più [sul livello del tassi, ndr]”, ha aggiunto Dombret.

Le differenze nei tassi di interesse: un segno della frammentazione finanziaria

La divergenza tra i premi di rischio e i tassi di interesse sui titoli di Stato dei diversi paesi dell’eurozona è visto come un segno di frammentazione del mercato finanziario. Questa divergenza, secondo Dombret, è soprattutto una conseguenza delle politiche fiscali nazionali e delle differenze strutturali tra i paesi della zona euro. I tassi di interesse ai quali le nazione sovrane prendono in prestito forniscono informazioni su come i creditori velutino la solvibilità dei loro debitori. Il fatto che le condizioni di prestito che le banche applicano ai vari paesi dell’area euro differiscono è, ai suoi occhi, un segnale del mercato e deve essere interpretato come tale. Dombret ha messo in guardia sul crescente divario tra i tassi di interesse come una spia di malfunzionamento o di inefficienza dei mercati finanziari, aggiungendo che la frammentazione non era di per sé una cosa negativa.

I politici chiamati ad agire

Dombret ha sostenuto che le differenze strutturali tra le singole nazioni dovevano essere affrontate al fine di far progredire l’integrazione dei mercati finanziari europei: maggiore era la somiglianza tra le condizioni economiche e politiche dei paesi dell’area dell’euro, tanto più la politica monetaria unica diventerebbe adatta per ciascun paese membro. Anche il Ministro delle Finanze [tedesco, ndr] Wolfgang Schäuble ha visto la necessità di un’azione da parte dei politici. “La Bce sta facendo la sua parte, ma non può porre rimedio deficit dei paesi”, ha detto.

I costi dei bassi tassi di interesse

Il discorso pronunciato dal presidente della BCE Mario Draghi si è incentrato su un problema aggiuntivo dell’attuale politica monetaria: le conseguenze delle condizioni di basso tasso di interesse. Draghi ha detto che le condizioni di basso tasso di interesse pongono rischi per la stabilità finanziaria e i risparmi, aggiungendo anche che i bassi tassi di interesse potrebbero compromettere l’incentivo per i Paesi ad attuare le riforme. Il Presidente della BCE ha sottolineato che la BCE era a conoscenza di queste minacce. Allo stesso tempo, ha difeso la politica di basso tasso di interesse corrente a seguito della decisione del Consiglio direttivo della BCE di ridurre il tasso di riferimento allo 0,25 % all’inizio del mese. Se la BCE avesse alzato i tassi di interesse, ciò avrebbe depresso l’economia e indebolito il mercati del lavoro. ” La gente perdebbe il lavoro, e quindi i loro risparmi sarebbero più bassi per un periodo più lungo.” Anche gli altri partecipanti sono stati similmente preoccupati per le implicazioni dei bassi tassi di interesse. Il CEO di Commerzbank Martin Blessing ha chiesto, “Come farà il denaro a buon mercato a risolvere un problema creato dal denaro a buon mercato?”

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Questa voce è stata pubblicata il 26 novembre 2013 da in Germania, Traduzioni con tag , , , , .
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