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USCIRE DALL’EURO PER NON MORIRE, COME LA GRECIA, PER MAASTRICHT..

Ripubblichiamo questo breve pezzo di Mario D’Aloisio, che racconta in maniera secca cosa è accaduto in Grecia negli ultimi anni. I fatti riportati di seguito sono causati, in massima parte, al tentativo infausto di provare a rispettare le regole auree scolpite nel Trattato di Maastricht.

La crisi greca descritta da un singolo grafico

La crisi greca descritta da un singolo grafico

La Grecia è fallita. Ma è fallita sul serio. Al 53% circa finora. Nel senso che finora il 53% circa del suo debito (che era un credito per i privati) non sarà MAI più restituito. La chiamano ridenominazione. La parola fallimento per Bruxelles è scomoda. Preferiscono parlare di successo. Pura follia. Ma di fatto la Grecia è già fallita una volta. E fallirà ancora. Una seconda. L’ultima si spera.

Nel 2012 il passivo accumulato dalla Grecia nei confronti di investitori e creditori privati ammontava a 206 miliardi di euro (su un debito pubblico complessivo pari a 368 miliardi di euro). In soldoni cinque volte quello che ha determinato il fallimento dell’Argentina nel 2001 (in percentuale al PIL). Una cifra IMPOSSIBILE da restituire. Soprattutto senza sovranità monetaria. Soprattutto con un PIL intorno ai 200 miliardi di euro.

Come ha potuto la Grecia accumulare tutto questo debito?

Principalmente attraverso il SistemaTarget2, che ha consentito (con l’adozione dell’euro) l’afflusso di considerevoli capitali dalle banche private del Nord Europa, in special modo tedesche, per finanziare soprattutto il debito dei privati (cresciuto del 217% tra il 2001 e il 2008). Dopo lo shock di Lehman Brothers e il conseguente crollo del sistema finanziario lo Stato è intervenuto nel salvataggio delle banche, indebitandosi a sua volta.

Fin qui tutto male. Poi ancora peggio. Nel momento infatti in cui i titoli greci sono stati dichiarati come junk, spazzatura, e i rendimenti sono saliti al 37%, Atene ha dovuto ricorrere ad una ridenominazione del suo debito per ottenere un ulteriore prestito di 130 miliardi di euro dalla Troika per far fronte alle proprie spese primarie. Di fatto si è trattato di un FALLIMENTO PILOTATO che ha coinvolto i ¾ degli investitori privati. Dall’oggi al domani questi ultimi si sono ritrovati infatti con in mano titoli decurtati del 53,5% del proprio valore nominale (haircut), con unperdita effettiva del 75% sul valore dei bond stessi. Ecco in sintesi il fallimento greco. E le conseguenze? L’austerity imposta dalla Troika. Null’altro. Solo povertà.

Ad oggi il tasso di disoccupazione in Grecia ha raggiunto il 27,6%. I tagli imposti hanno determinato licenziamenti di massa nel settore pubblico. Le misure di austerità iniziano ad avere terribili ripercussioni sui servizi sanitari essenziali e sulle condizioni di salute di una popolazione ridotta ormai allo stremo. Il tasso di mortalità per suicidi si è incrementato del 45% nei primi quattro anni della crisi. Il numero di tossicodipendenti e sieropositivi lasciati senza assistenza medica cresce di settimana in settimana. Il paese è ridotto oramai alla fame, come testimoniano le principali organizzazioni umanitarie internazionali.

Sacrifici tanti, ma con quali prospettive?

NESSUNA.

Oggi la Grecia ha quasi lo stesso debito di due anni fa, e un PIL in picchiata. Non si intravedono luci in fondo al tunnel. Bisogna mettersi l’anima in pace. La Grecia è destinata a morire. Inutile coprirsi gli occhi con le mani. Quello greco è un fallimento di tutto il sistema dell’Eurozona. L’euro non ha futuro. Anche l’Italia rischia la stessa fine. Concretamente. Anzi, il nostro epilogo è più imminente di quanto si creda. Bisogna fare in fretta. Uscire dall’euro per non morire, come la Grecia, per Maastricht.

 

Dopo ricostruiremo. Anche la Grecia.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 novembre 2013 da in Grecia, Pude con tag , , .
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