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REFERENDUM SULL’EURO: UN COLPEVOLE EQUIVOCO ?

Referendum

Uno dei temi più utilizzati dalla retorica politica dei massimi esponenti del Movimento 5 Stelle è rappresentato dalla volontà di proporre un referendum abrogativo sull’adesione dell’Italia all’Euro. Il tema della moneta unica sta occupando sempre più spazio nel dibattito politico ma permangono ancora alcuni equivoci, sia sulla responsabilità dell’Euro nello sviluppo della crisi sia sui meccanismi di uscita a disposizione degli attuali Paesi aderenti.

Non potendoci occupare per ragioni di spazio dell’Euro quale acceleratore della crisi economica, affronteremo la possibilità o meno di proporre un referendum abrogativo. E’ stato infatti sostenuto che, in forza del principio di democrazia diretta offerto dall’articolo 75 Cost., i cittadini potrebbero essere chiamati alle urne per scegliere liberamente se rimanere o al contrario abbandonare l’unione monetaria. Infatti il citato articolo stabilisce, al suo primo comma, che “è indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”. Una volta indetto, la legge oggetto del referendum è abrogata se l’elettorato partecipa a maggioranza degli aventi diritto ed è al contempo raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. E fino a qui non sembrerebbero esserci problemi.

Tuttavia la disciplina del referendum è circondata da una serie di limiti oggettivi in merito agli atti esclusi dalla volontà popolare che rendono la proponibilità stessa del referendum abbastanza ardua. Tali limiti sono inclusi al secondo comma dell’articolo 75 Cost., il quale recita: “non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”. Sposando un’interpretazione letterale e forse un po’ superficiale del dato normativo costituzionale, si potrebbe concludere che le leggi di introduzione dell’Euro (Legge 17 dicembre 1997, n. 433 e successivi D.lgs 10 marzo 1998 n. 43, D.lgs 24 giugno 1998 n. 213, D.lgs 26 agosto 1998 n. 319 e D.lgs 15 giugno 1999 n. 206), non essendo esse stesse leggi di ratifica di trattati internazionali (il Trattato di Maastricht è stato ratificato nel nostro ordinamento per mezzo della legge n. 454/1992), non ricadrebbero nel divieto opposto dal secondo comma dell’articolo 75 Cost. I fautori del referendum sostengono questa linea interpretativa ignorando però un risalente indirizzo giurisprudenziale della Corte Costituzionale, la quale già a partire dalla famosa sentenza n. 16 del 1978, ha inteso, in virtù dei poteri ad essa attribuiti dall’articolo 2, comma 1 della Legge Costituzionale n. 1/1953, restringere l’ambito applicativo del giudizio di ammissibilità sui referendum abrogativi mediante elaborazione di ulteriori limiti oggettivi. Dunque, la Consulta ha ritenuto di escludere dal referendum: (i) con riguardo alla materia tributaria, tutte le norme che disciplinano “il rapporto tributario nel suo insieme”, vale a dire che riguardano tanto il momento costitutivo dell’imposizione, quanto il momento dinamico del rapporto, cioè l’accertamento e la riscossione del tributo con la precisazione che l’esclusione non comprende in genere “le leggi di spesa” (sentenza n. 51 del 2000, riguardante la ritenuta alla fonte) e, (ii) con riguardo alle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, le leggi di esecuzione dei trattati internazionali e le leggi attuative e produttive di effetti strettamente collegati all’ambito di operatività dei trattati stessi: infatti, l’eventuale abrogazione di tali leggi esporrebbe lo Stato a responsabilità di diritto internazionale. Allo stesso modo, è stata altresì dichiarata l’inammissibilità di proposte referendarie che mirassero ad abrogare leggi aventi lo scopo di soddisfare obblighi derivanti dalla partecipazione all’Unione Europea. In virtù delle considerazioni appena svolte pertanto il dato conclusivo che si ricava è una sostanziale intangibilità di qualsiasi provvedimento esecutivo, antecedente o successivo all’adempimento di obblighi provenienti da organismi sovranazionali ai quali l’Italia partecipa.

Pertanto, l’interrogativo che va posto è se la reiterata sollecitazione a proporre un referendum sull’Euro sia frutto di semplice ignoranza o se al contrario rappresenti un abile mezzo ad uso di un disegno politico ben più ampio. In entrambi i casi gli effetti sarebbero gravemente dannosi: nel primo caso si dovrebbe certificare l’inadeguatezza di una classe dirigenziale del movimento incapace di interpretare correttamente semplici dati normativi; nel secondo, la questione assumerebbe tinte decisamente più fosche. Si potrebbe infatti immaginare che il tema dell’Euro sia stato utilizzato per conquistare consensi ed al contempo prendere tempo, mascherando dietro al continuo rinvio del referendum la reale volontà dei quadri dirigenziali del movimento.

scritto da @arthasastra85

6 commenti su “REFERENDUM SULL’EURO: UN COLPEVOLE EQUIVOCO ?

  1. direi ineccepibile, aggiungerei anche il motivo che, la gente è stata martellata da anni sulla bontà e ineluttabilità della scelta Eurista e che un’eventualità di una vittoria per la permanenza nell’Eurozona darebbe un ulteriore motivo ai falchi di affermare che “lo vuole la gente”. Io non sento di affrontare un rischio così. Ad ogni modo, come sappiamo, la moneta unica è già un morto che cammina. 😀

    • kappadipicche
      9 dicembre 2013

      Grillo infatti esercita perfettamente il suo ruolo di gatekeeper, proponendo analisi e soluzioni inapplicabile a problematiche concrete. Le lancette corrono e il Pude, come l’euro, va sgretolandosi.

  2. Claudio
    10 dicembre 2013

    ero curioso, ma alla seconda riga ho letto che il pezzo verte su “referendum abrogativo”, quindi inutile perder tempo a leggere gli sproloqui di un tifoso. M5S parla di referendum consultivo, ora manco previsto. Quindi, di che parliamo?
    Se M5S andrà al governo, farà legge e referendum, e nel mentre informazione vera sul tema. Ciao a tutti

    • sebastian
      3 aprile 2014

      claudio .. sei solo Un’altro ” TALEBANO che difende l’AYATOLLAH-Grillo.. con i se e i ma si fa poco.. nel frattempo che aspettiamo il #GrilloTIME quanta altra gente dovrà morire? quanta dovrà perdere la casa? quanti TALEBANI e chiacchieroni lo difenderanno .. che tristezza, un saluto a tutti..

  3. arthasastra85
    16 dicembre 2013

    Nel frattempo, prima che il M5S compia tutto il processo legislativo che hai elencato, si sarà messa in moto la quarta era glaciale…

  4. Pingback: Mastering gatekeeping (a.k.a. Movimento 5 Stelle) | Kappa Di Picche

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Questa voce è stata pubblicata il 8 dicembre 2013 da in Italia, Pude con tag , , , , , .
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