Kappa Di Picche

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

PROVE GENERALI DI BAIL-IN OVVERO IL RISPARMIO AI TEMPI DEL COLERA.

La propensione al risparmio: un confronto internazionale (valori in %)  Fonte: Eurostat, per i paesi dell’area dell’euro; ONS per il Regno Unito; BEA per gli Stati Uniti.  (in http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef148/QEF_148.pdf)

La propensione al risparmio: un confronto internazionale (valori in %)
Fonte: Eurostat, per i paesi dell’area dell’euro; ONS per il Regno Unito; BEA per gli Stati Uniti.
(analisi bankitalia)

Alla vigilia della riunione dei ministri Ecofin relativa all’approvazione delle misure sulla riforma della vigilanza bancaria europea, ci sembra giusto ripercorrere in termini generali la questione riguardante i principi che, a livello nazionale e comunitario, si sono posti a regolazione della tutela del risparmio.

Come tutti sanno il capitalismo è un sistema economico retto dal credito e le imprese bancarie occupano un ruolo centrale nella trasmissione della liquidità (reperita principalmente sotto forma di depositi) necessaria al sistema per funzionare e produrre, di conseguenza, valore aggiunto.

In questo senso, i moderni ordinamenti costituzionali ed in particolar modo quello italiano hanno adottato la tutela del risparmio quale obiettivo per garantire il corretto funzionamento del sistema economico nazionale. Già dai tempi dello Statuto albertino, pur non essendo ancora riconosciuta come principio costituzionale, la tutela del risparmio costituiva, in realtà, un fine dello Stato strumentale ad obiettivi funzionali alla tenuta politica del regime stesso.

La protezione del risparmiatore assurge successivamente a principio inviolabile dell’ordinamento italiano con la Carta Costituzionale del 1948. L’articolo 47 infatti stabilisce il principio secondo cui “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio, in tutte le sue forme, disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. In questa enunciazione viene incluso tutto il valore morale, politico ed economico del risparmio che la Repubblica si impegna a tutelare “in tutte le sue forme”, vale a dire in tutti i modi possibili a ché la parte non consumata del reddito da parte dei cittadini produca a sua volta nuova ricchezza.

Tale ricchezza viene canalizzata in un sistema bancario sottoposto ad un rigido controllo pubblico, sia con riguardo alle funzioni che al loro esercizio. In quest’epoca gestione del risparmio ed esercizio dell’attività creditizia rispondono quindi al perseguimento di un preciso interesse pubblico, ottenuto grazie alla predisposizione di norme vincolanti per tutti i soggetti giuridici e rivolte a proibire l’assunzione di eccessivi rischi da parte delle imprese attive nel settore finanziario. Si può pertanto affermare che l’oggetto della tutela costituzionale sia costituito dall’intero ciclo economico della moneta, il quale inizia dalla formazione del risparmio e si conclude con l’investimento tramite le imprese bancarie: l’intervento pubblico si manifesta sia nella fase della raccolta del risparmio, sia all’atto di regolare la struttura delle aziende creditizie e la loro funzione di erogazione del credito.

Questo modello di gestione del ciclo del risparmio e di contenimento del rischio di credito subisce, nel corso dell’ultimo trentennio, numerosi cambiamenti in conseguenza del recepimento dei nuovi modelli economici elaborati in sede comunitaria. I principi di libera concorrenza, stabilità dei prezzi  e circolazione dei capitali impongono agli stati nazionali di rinunciare alle loro prerogative di indirizzo delle risorse accumulate dal settore finanziario verso le attività ritenute più soddisfacenti alla realizzazione dell’interesse pubblico; anche la concezione della figura del risparmiatore, di conseguenza, risulta considerevolmente ridimensionata.

Come osservato da Mario Sarcinelli (ex Vicedirettore Generale Banca d’Italia), a commento di un’affermazione elaborata dal Governatore Baffi riguardo al regime dei cambi valutari “(…) il giudizio di valore consacrato dall’enunciato costituzionale (dell’articolo 42 Cost. n.d.r.) dava maggior peso alla tutela del risparmio che alla stabilità della moneta (…).Dopo l’approvazione italiana del Trattato di Maastricht, il rapporto “costituzionale” tra tutela del risparmio e stabilità dei prezzi è mutato, innalzando la seconda a livello della prima”. Ebbene, come detto, una prima evidente dimostrazione di questo radicale cambiamento si può trovare nel Trattato Istitutivo della Comunità Europea. In questo documento l’oggetto della tutela non è più il risparmio in quanto elemento inserito nel meccanismo di funzionamento dell’economia bensì il risparmiatore colto nella sua dimensione di soggetto attivo operante all’interno del sistema finanziario. Il trasferimento da forme di tutela mediate e comprendenti la materia del risparmio vista nella sua interezza a forme invece soggettivizzate e personalistiche ha reso impossibile politiche di intervento pubblico ed imposto allo Stato di dirottare la propria azione su provvedimenti di carattere meramente regolativo. Il risparmio acquista quindi la veste di ‘interesse di natura privatistica’.

Su questa medesima falsariga, il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea non contiene, in conformità all’evoluzione legislativa europea, alcun riferimento alla tutela del risparmio la quale viene demandata interamente alle fonti comunitarie di secondo grado (c.d. diritto comunitario derivato). Ciò, come si è più sopra evidenziato, non ha impedito di adottare misure a tutela del risparmio a livello europeo anche se, come osservato, la mancata menzione nel Trattato di tale principio ha comportato con riguardo alla nozione di risparmio una sorta di interscambiabilità dei termini “risparmiatore” e “investitore”.

In questo senso la preoccupazione del legislatore europeo, fermo restando l’inviolabile dogma della stabilità dei prezzi e della libera circolazione dei capitali, è stata quindi di elaborare norme che obbligassero  le imprese attive nel settore finanziario all’osservanza di determinati principi di trasparenza informativa tali da consentire ai risparmiatori/investitori di possedere le informazioni necessarie a ridurre il più possibile il profilo di incertezza relativo alle proprie scelte di investimento. Questa impostazione dimostra la completa marginalizzazione degli interessi dei risparmiatori/investitori paragonata alla possibilità dell’industria finanziaria di poter, in linea teorica, sviluppare le tipologie più sofisticate di investimento finanziario senza che esse siano vietate o, almeno, disciplinate, da alcuna disposizione normativa.

Il percorso storico-legislativo appena tratteggiato ha portato inevitabilmente alla configurabilità di iniziative quale quella, recente, di bail-in delle imprese bancarie in crisi mediante utilizzo del denaro di azionisti, obbligazionisti e finanche semplici correntisti. Ciò non rappresenta altro che la naturale evoluzione, estremizzata, del principio secondo il quale il risparmio non debba più ritenersi veicolato all’interno del settore finanziario da risparmiatori pubblicamente tutelati bensì da investitori razionali i quali, se correttamente informati, subiscono su di sé gli effetti negativi di un investimento sbagliato.

In sintesi, la proposta, inserita all’interno delle trattative che riguardano la creazione di un sistema di vigilanza bancaria europea, mira a consentire l’effettiva possibilità di attuare meccanismi di risanamento e risoluzione delle crisi garantendo che quando la situazione delle banche diventa insostenibile possa essere consentito loro di fallire e/o liquidate in modo ordinato senza la necessità di salvataggi a carico dei contribuenti. Dietro all’apparente efficiente intento di salvaguardare l’impiego di fondi pubblici nei fallimenti bancari, ispirato dall’esigenza di non ripetere le esperienze di bail-out sperimentate durante il periodo di maggior acutezza della crisi finanziaria del 2008, si nasconde il coinvolgimento in toto del settore privato nella risoluzione delle crisi bancarie; se approvato, ogni utilizzo di fondi pubblici nazionali e/o europei sarà subordinato al previo accollo dell’eventuale costo di liquidazione della banca a carico nell’ordine:

a)      degli azionisti;

b)      degli obbligazionisti dei prestiti subordinati;

c)       degli obbligazionisti non subordinati;

d)      dei depositi delle grandi imprese;

e)      dei depositi con giacenze superiori a centomila euro. Sulla base di quanto appena riportato rimarrebbero al sicuro, pertanto, i soli depositi con giacenze non eccedenti tale importo.

Per coprire le perdite si prevede il ricorso a fondi di azionisti e obbligazionisti (bail-in) fino a un tetto pari all’8% degli asset bancari. Qualora le perdite della banca eccedessero un valore superiore a questo 8%, gli Stati hanno in mente di chiedere un intervento pubblico pari al 5% del valore degli asset bancari, per arrivare così a una soglia di rifinanziamento del 13%. Ciò nonostante alcuni Paesi, tra cui la Germania hanno chiesto che nei casi di insolvenza gravi e richiedenti interventi di assorbimento degli shock superiori alla quota del 13%, tale ulteriore impegno sia nuovamente assorbito dal denaro azionisti e correntisti.

In conclusione ciò che sorprende, al di là dell’istituzionalizzazione del “metodo Cipro” ed ancor più delle giustificabili critiche riferibili alla mancanza di coesione degli Stati europei nella condivisione delle problematiche afferenti alla sopravvivenza stessa del progetto di integrazione europeo,  è la sovversione delle fondamentali regole che governano, come descritto in uno dei primi paragrafi di questo contributo, il funzionamento del capitalismo. Se la circolazione del credito si basa sul reperimento nel mercato di fondi sufficienti ad azionare il meccanismo di erogazione del medesimo, non si capisce come un organismo, quale è l’Unione Europea, che accoglie l’idea di un moderno sistema capitalistico globale, possa acconsentire che venga minato uno dei pilastri del sistema capitalistico costituito dalla sicurezza dei risparmi sotto forma di investimenti obbligazionari e/o depositi bancari, da sempre (e le recenti politiche economiche di tutti gli altri paesi industrializzati lo conferma ad eccezione di quelli dell’Eurozona) ritenuto un elemento imprescindibile dell’economia di mercato ed enucleato nel concetto stesso di “fiducia” che permea i mercati finanziari.

Scritto da @arthasastra85

6 commenti su “PROVE GENERALI DI BAIL-IN OVVERO IL RISPARMIO AI TEMPI DEL COLERA.

  1. Attilio Rafferi
    21 dicembre 2013

    Uno dei pilastri del sistema capitalistico è costituito dalla sicurezza dei risparmi sotto forma di investimenti obbligazionari e/o depositi bancari? Francamente non capisco. Il rischio nell’allocazione degli investimenti non può e non deve essere azzerato da garanzie statali. Anche quando si tratta di investimenti obbligazionari. Se io investo in una obbligazione subordinata o in un conto deposito ad alto rendimento DEVO essere conscio che sto rischiando di più. Solo questo può garantire un’efficiente distribuzione delle risorse. Ma d’altra parte la storia ha sempre confermato l’assenza di garanzie assolute. Il caso Lehamn è troppo recente per essere già dimenticato.

    • Arthasastra85
      27 dicembre 2013

      Mi lasci capire meglio: secondo Lei il caso Lehman avrebbe dovuto essere replicato in serie su tutti gli altri istituti di credito in dissesto nel 2008 ?

  2. Attilio Rafferi
    2 gennaio 2014

    No, ho affermato che quello della sicurezza dei risparmi sotto forma di investimenti obbligazionari e/o depositi bancari è un mito anche osservando quanto avvenuto nel passato. E nuovi episodi simili avverranno anche in futuro. E in fondo è giusto che sia così. Un sistema che garantisca gli investimenti sempre e comunque (a spese dei contribuenti) non è un sistema competitivo bensì un sistema assistito e in quanto tale inefficiente. Il riconoscimento dell’accountability, individuale in primis, deve essere il principio alla base di ogni organizzazione che voglia non solo sopravvivere ma anche crescere. La “fiducia” che permea i mercati finanziari è tale se si basa su atti e risultati visibili. Il moral hazard viceversa è destinato sempre, prima o poi, alla resa dei conti.

  3. arthasastra85
    7 gennaio 2014

    Se fosse come dice Lei non esisterebbero leggi speciali a regolare l’attività bancaria e in Costituzione non si sarebbero posti vincoli e limiti all’esercizio del credito.
    Ciò che Lei afferma è un’idea che i mass media hanno contribuito a divulgare secondo cui l’attività bancaria sarebbe equipararbile a qualsiasi altra impresa commerciale. Non è così: in un sistema capitalistico le banche (la prego di vedersi la http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_circuito_monetario) costituiscono un pilastro fondamentale per il funzionamento dei meccanismi di produzione e scambio di beni. E’ quindi necessario che la raccolta del capitale ed, in generale, di tutte le altre risorse reperite dalla banca siano fortemente assicurate e vigilate in modo adeguato, pena la sopravvivenza stessa del sistema. Questo aspetto assume ancor più rilevanza nell’epoca contemporanea nella quale si sono venute a creare, in conseguenza della liberalizzazione dei servizi finanziari, gruppi bancari che, per la loro dmensione, porrebbero seri rischi sistemici laddove dovessero soffrire crisi di liquidità.
    A mio parere pertanto non solo sarebbe necessario reintrodurre forme di vigilanza e garanzia statali il più penetranti possibili ma anche, per ovviare al problema del moral hazard che lei sollevava, introdurre una seria trasformazione della vigilanza da prudenziale a strutturale attraverso, principalmente, la separazione delle attività commerciali da quelle speculative e di investimento.

  4. Pingback: Riflessioni sull’unione bancaria » Salviamo gli Italiani

  5. Pingback: BAIL-IN: GIOCO AL MASSACRO DEL CAPITALISMO DEI DISASTRI E FINE DELLA PROPRIETA’ | StopEuro.org

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 18 dicembre 2013 da in Italia con tag , , , , , , , , .
Questo Non è Un Blog

« Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. » — Horacio Verbitsky

Dieci righe

il blog di Eugenio Cipolla

A scuola con Matilde...

... un diario scolastico e non di una mamma...

@lemasabachthani

a trader's “cahier”

Il Contagio

[del conflitto generazionale e di altri futuri possibili]

L'orizzonte degli eventi

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Voci dalla Germania

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Goofynomics

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Kappa Di Picche

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: