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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

PAUL KRUGMAN: PERCHE’ LE AZIENDE POTREBBERO NON FREGARSENE DI UNA DEPRESSIONE MODERATA,

Alcune tra le più grandi firms negli USA

Alcune tra le più grandi firms negli USA

Krugman, prima del pranzo di Natale, ci delizia con un approfondimento sulla tematica affrontata ieri, relativa alla diminuzione del potere contrattuale degli impiegati rispetto ai datori di lavoro durante i periodi di crisi economica.

Nell’articolo odierno il premio Nobel si concentra sull’eventualità che i datori di lavori potrebbero al limite preferire vivere in un’epoca di lieve depressione piuttosto che in pieno boom economico, al fine di poter usufruire di un potere contrattuale maggiore nei confronti degli impiegati pur a costo di una minore domanda interna.

Leggendo l’articolo tenendo a mente le politiche che si stanno implementando dal post-Lehman nell’eurozona, l’analisi delle implicazioni delle stesse sembra non essere poi un problema così grande per le grandi lobby europee, che hanno accettato (o favorito?) il binomio crollo-della-domanda-interna/moderazione-salariale.

Come Alberto Bagnai ha però ricordato qui, quando in passato si sono applicate politiche di compressione dei salari mentre i profitti aumentavano, il capitalismo non ha funzionato come si suppone di dover funzionare. La divergenza tra la crescita dei profitti e la moderazione dei salari si osserva storicamente prima di molte delle grandi crisi economiche del secolo scorso.

Sì, è Natale – ma gli eventi familiari non inizieranno se non tra qualche ora, e voglio continuare con il flusso di coscienza che ho iniziato ieri.

Ho sottolineato, seguendo un suggerimento di Mike Konczal, che il continuo stato disastroso del mercato del lavoro migliora la posizione contrattuale dei datori di lavoro, aumentando il loro potere. Ma davvero questo effetto significa che in realtà i datori di lavoro stanno meglio in un’economia un po’ depressa di quanto lo sarebbero in un boom?

La maggioranza delle persone ritiene istintivamente che ciò non può essere possibile – che le imprese preferirebbero avere la domanda più forte, anche se ciò significa che devono pagare i loro lavoratori più e trattarli meglio. E forse è vero. Ma non significa affatto che il caso sia già chiuso.

Supponiamo (come io sto, appunto, supponendo) di avere in mente un certo tipo di teoria dei salari di efficienza, in cui lo sforzo che i datori di lavoro sono in grado di estrarre da loro dipendenti dipende in parte dallo stato del mercato del lavoro. Così possiamo pensare per ogni singolo datore di lavoro una funzione di profitto F(N, U, …)* dove:

  • N rappresenta proprio il numero di dipendenti della ditta,
  • U rappresenta il tasso di disoccupazione complessivo,

e c’è un sacco di altra roba che sarebbe renderebbe questo modello un modello full-size. A parità degli altri fattori, le imprese potranno scegliere il livello di N che massimizza i profitti.

Ma così facendo, essi saranno ignorando l’effetto delle loro decisioni di assunzione collettiva sul tasso di disoccupazione. Infatti, ogni singola impresa ha un effetto trascurabile sulla U. Ma nel loro insieme, esse effettivamente determinano U – e un elevato livello di U, come stiamo dicendo, aumenta il loro potere sui lavoratori e quindi i loro profitti. Anche in questo caso, a parità di condizioni.

Quindi un’economia fiacca potrebbe in effetti servire come un dispositivo di coordinamento per le imprese; un modo di pensare [tale dispositivo] è che trattenga le imprese dal competere troppo duramente per i lavoratori, consentendo loro di esercitare un maggior potere di monopsonio. Questo effetto dovrebbe essere pesato contro l’effetto negativo diretto della scarsa domanda sulla redditività, ma non c’è nessuna regola che dica che le imprese devono funzionare peggio in un’economia depressa; in realtà potrebbero funzionare meglio. (Ho intenzione di provare alcuni modelli formali su questi temi, ma se qualcun altro si vuole cimentare, è il benvenuto.)

Che dire dell’esperienza attuale in questa economia depressa? Beh, questo è l’esempio stimolante. Vedete, da un punto di vista dei profitti non è affatto un’economia depressa. Osservate i profitti rispetto ai redditi da lavoro dipendente (come combinazione di salari e benefit) dopo il forte calo iniziato alla fine del 2007; entrambi sono espressi in indici con 2007Q4 = 100:

redditiVsSalari

Profitti (in blu) e Redditi da lavoro dipendente (salari più benefit, in rosso) espressi in come variazioni dal valore del quarto trimestre del 2007.

I profitti sono crollati bruscamente durante la crisi finanziaria, ma sono saliti alle stelle da allora, e sono ora il 60% sopra ai livelli pre- crisi; i redditi nel frattempo non sono cresciuti quasi per niente, anzi sono diminuiti in termini reali pro capite .

Il punto è che abbiamo un’economia che è depressa per i lavoratori, ma non lo è assolutamente per le aziende. Quanto di questo è dovuto al problema del potere di contrattazione è ovviamente cosa non nota, ma lo scollamento tra l’economia in generale e i profitti è innegabile.  Un’economia depressa può o non può effettivamente essere un bene per le aziende, ma evidentemente non nuoce loro tanto.

Ora, circa l’economia politica : non credo che dobbiamo credere che esista una cricca di amministratori delegati che cercano di mantenere l’economia depressa. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che i grandi capitali trovino lo stato  dell’economia adeguato dal loro punto di vista, in modo che i politici che ascoltano quei capitali perdano interesse per i disoccupati. È possibile radunare un gotha ​​di CEO per “Risolvere il debito”; ma non si può nemmeno trovare nemmeno un membro della lista per “Risolvere i problemi economici”.

E così rimangono non risolti.

Tradotto da @spud85

* nota (poco) tecnica: in matematica la notazione F(x1, x2, …., xk) sta ad indicare una funzione F che dipende dalle k variabili x1, x2, …, xk. Nel modello semplificato proposto da Krugman, la funzione di profitto viene resa dipendente solo da N e da U,  ipotizzando le altre k-2 variabili costanti o trascurabili.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 dicembre 2013 da in Traduzioni con tag , , , , , , , .
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