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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

GIAPPONE E UE: AGLI ANTIPODI DEL MONDO.

Questo articolo non ha la pretesa di analizzare nel dettaglio il successo, anche se solo parziale, delle politiche economiche che vanno sotto il nome di “Abenomics” attualmente implementate in Giappone nel tentativo di far uscire il Paese dalla spirale deflattiva in cui si trova dagli anni ’90. Su tale argomento, infatti, le conclusioni sono ancora incomplete e possono essere approfondite qui, qui e qui.

Indice Nikkei 225 (fonte: Zerohedge)

Piuttosto sembra di maggior interesse paragonare lo stato dell’economia giapponese pre-Abenomics a quello dell’Eurozona post-Lehman, le quali sembrano essere accomunate dagli stessi problemi economici:

  • bassa crescita
  • debito pubblico in aumento
  • deflazione (non quella “buona“)
  • declino della competitività su scala internazionale.

Così come due situazioni economiche, oltre che quelle demografiche, sembrano talmente simili da far parlare di Japanese-like deflation (qui e, più recentemente, qui) per l’Eurozona, così le soluzioni implementate per modificare lo status quo sono e sono state totalmente antipodiche.

Mentre gli alfieri dell’eurozona spingevano ancora sull’acceleratore dell’austerità, cercando di salvare la moneta unica, il primo ministro nipponico Abe dava il via libera alle “3 frecce” del neo-eletto presidente della BoJ Kuroda-san: politica monetaria espansiva, leva fiscale e riforme strutturali per migliorare la competitività.

I due modelli sono diversi perché diversi sono gli obiettivi che si prefiggono, come detto qui e qui. Le implementazioni delle due diverse politiche economiche sono riassunte nell’immagine di seguito:

Confronto tra le politiche economiche implementate in Russia e Unione Europea: differenti approcci per diversi obiettivi

Confronto tra le politiche economiche implementate rispettivamente nell’ Unione Europea e in Giappone: differenti approcci per diversi obiettivi

Per chi volesse approfondire gli effetti delle politiche di austerità e della loro inevitabilità all’interno dell’euro, si consiglia l’audizione alla Camera di Alberto Bagnai.

Una delle differenze più sostanziali per il ceto medio e i salariati riguarda l’andamento del loro potere di contrattazione nei confronti del datore di lavoro, come rilevato recentemente da Paul Krugman qui e qui.

Mentre l’Unione Europea sta spingendo sempre più gli Stati membri a riequilibrare la bilancia dei pagamenti scaricando il costo sui lavoratori, in quanto non si è in condizione di poter svalutare la moneta, il successo dell’Abenomics passa invece per un necessario aumento dei salari, per innescare un incremento dei consumi interni e dei prezzi.

Ovviamente questo è il nodo cruciale su cui si gioca tutta la strategia disegnata da Kuroda e Abe, ma è notizia di fine 2013 che la maggior lobby giapponese è d’accordo sul piano di aumento dei salari in quanto l’economia è in ripresa e i guadagni delle aziende sono in aumento.

Si legge su reuters.com:

“la lobby Keidanren incoraggerà le aziende che ne sono membre di aumentare la paga base il prossimo anno durante i negoziati salariali primaverili”

e ancora

“La Keidanren lascerà mano libera ad ogni settore industriale sull’entità dell’aumento della paga base, ma la sua approvazione ad aumentare i salari potrebbe incoraggiare i sindacati a richiedere una compensazione ancora più alta e contribuire ad elevare i salari in tutti i comparti economici.”

Avete mai sentito Confidustria rilasciare dichiarazioni di questo genere?  Il solo pensiero ha del ridicolo.

E sentite cosa dicono i rappresentanti della banca centrale nipponica:

I funzionari della Bank Of Japan hanno espresso preoccupazioni riguardo all’aumento troppo lento dei salari dei lavoratori quest’anno [2013, ndr] , quindi le indicazione che le retribuzioni aumenteranno l’anno prossimo potrebbero rendere più probabile per la BOJ il raggiungimento del target di inflazione [2%, ndr] previsto nell’arco del biennio.

Se mai sentirete un rappresentante della BCE, o di Bankitalia, preoccuparsi di un mancato aumento dei salari dei dipendenti fate attenzione: stare troppo a testa in giù potrebbe ledere alla vosta lucidità mentale.

Scritto da @spud85

 

5 commenti su “GIAPPONE E UE: AGLI ANTIPODI DEL MONDO.

  1. A noi dicono che dobbiamo essere flessibili cioè piegarci bene a novanta ed accettare stipendi da fame, incertezza del posto, orari flessibili (c’è tanto lavoro fai 100 ore di straordinario a luglio, non c’è lavoro ferie forzate a novembre…) e non contenti aprono ai paesi dell’est, con tante belle parole su ideali condivisi democrazia ecc., quando la realtà è che gli serve manodopera a bassissimo costo sia per delocalizzare che per attuare dumping salariale (minijob ad esempio…) nei paesi più ricchi.
    Se aprissero qualche campo di sterminio potremmo rivalutare il nazismo o l’Unione Sovietica ai tempi di Stalin…

  2. kappadipicche
    3 gennaio 2014

    Condivido con te la situazione critica, in particolare per i lavoratori e per i debitori in generale, uccisi oltre che dalla crisi economica euro-driven anche dalla deflazione risultante.
    Come si vede bene dall’immagine se l’obiettivo è far contento il creditore, tentando di salvare i suoi crediti nella loro interezza, si scarica tutto l’onere dell’aggiustamento post-shock sui salari.
    Con il piccolo problema di spostare più avanti il problema mentre si opera il salasso, magari con l’aiuto di una bella patrimoniale proposta da Nomisma o dai sindacati (che comunque sono d’accordo: http://kappadipicche.com/2013/12/24/sindacato-inutile/ )

  3. Alessandro Santucci
    3 gennaio 2014

    Complimenti per il contributo accurato e rigoroso che ho condiviso su FB e Twitter.

  4. Pingback: Keep talking Japan: Abenomics for Dummies | Kappa Di Picche

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