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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

ELECTROLUX: PERCHÈ SI CREA UN PRECEDENTE PERICOLOSO

il Minijob

La vicenda Electrolux
20140201-1449221

Questa qui sopra è la nota UILM in cui vengono calcolati gli adeguamenti salariali per i dipendenti della Electrolux, questo porta nel nostro paese un pericoloso precedente. In sintesi “o accetti gli adeguamenti salariali oppure chiudo e delocalizzo la produzione altrove.”

“Non potendo svalutare la moneta si svaluta il lavoro” con una moneta forte e inflessibile come l’Euro l’unica possibilità che hanno le imprese italiane per tornare competitive sui mercati passa attraverso il taglio dei salari. Questa è la triste realtà, per cui qualsiasi provvedimento, qualsiasi riforma del lavoro andrà in questa direzione. Quando sentite parlare di “Riforme” e di “Riforme strutturali” abbiate paura, sostanzialmente vi stanno dicendo che dovranno tagliare salari, diritti sindacali, spesa pubblica e Dio sa cos’altro.

L’antefatto: da dove nasce il modello del “taglio dei salari”

Nel paragrafo precedente si è analizzato l’effetto, ma come nasce una proposta simile?

Bisogna spostarsi in Germania con la riforma Hartz IV, vediamola più da vicino.

Innanzitutto va detto che l’Hartz IV scatta dopo un anno di regolare disoccupazione. L’indennità viene concessa a chi, nei precedenti tre anni, abbia lavorato almeno 12 mesi versando i contributi e spetta per un periodo di 12 mesi (esteso a 18 per gli over 55), rispetto ai 32 precedenti, in misura del 60% dell’ultimo stipendio netto o del 67% nel caso il disoccupato avesse un figlio a carico. La soglia massima tenuta in considerazione per la retribuzione è pari a uno stipendio di € 4.500 lordi (poco meno di 2.600€ netti).
La parola d’ordine della riforma Hartz è stata flessibilità. L’obiettivo infatti è stato quello di assicurare ai disoccupati la possibilità di accedere al mercato del lavoro anche grazie a lavori marginali, creando posti e spazio per le persone poco o non qualificate, non più destinate ai lavori in nero, grazie alla regolarizzazione e legalizzazione del mercato del lavoro.

La riforma Hartz IV, scatta dopo un anno senza lavoro ed è rivolta anche a coloro che non trovano lavoro dopo aver completato il proprio percorso di studi. Il contributo è attualmente di 382€ al mese per un single a cui si aggiungono circa 300€ per l’affitto di un “appartamento adeguato” (i cui metri quadri variano a seconda dei Länder) e il pagamento dell’assicurazione sanitaria, che è obbligatoria in Germania. Alle famiglie spettano invece 337€ per ogni adulto e 219€ per ogni figlio, a cui si aggiungono 550€ per l’affitto e la coperture delle spese per le assicurazioni sanitarie di tutti i componenti. Una famiglia con due bambini in cui entrambi i genitori sono disoccupati può arrivare a guadagnare circa 1.700€ (esenti da tasse). Una cifra consistente. Inoltre, dato che questa forma di aiuto è prevista anche per coloro che pur lavorando hanno un salario che non gli permette di vivere adeguatamente, la riforma Hartz viene da molti definita un reddito minimo garantito. I sussidi Hartz IV non hanno scadenza e decadono solamente quando il soggetto o la famiglia è in grado di autofinanziarsi.

Oggi in Germania 6,2 milioni di persone percepiscono questo sussidio generando un costo per le casse dello Stato di circa 17 Miliardi (dati 2012). Tanto per essere precisi…il governo di Berlino si avvale di antiche furbizie per nascondere il 17 per cento del debito pubblico reale tedesco, infatti da 16 anni  la Germania non include nel suo debito pubblico le passività del KfW (la Cassa depositi e prestiti tedesca ndr), posseduto all’80 per cento dallo stato.

A parte qualche trucco degno di un prestigiatore di terza categoria sembrerebbe tutto rose e fiori,un sistema fantastico!

La realtà purtroppo è ben altra.

I controlli e le sanzioni.

il primo controllo è a priori. Un soggetto non può accedere ai sussidi di Harzt IV se ha delle proprietà o qualsiasi bene. Prima di ricevere dei soldi dallo stato un disoccupato deve usare o vendere i propri beni. Deve dunque essere nullatenente. Sono ovviamente fatti controlli anche sugli averi del partner e persino dei famigliari.

In secondo luogo si perde il controllo sul proprio conto corrente che è gestito dall´agenzia del lavoro. Questo passaggio è fondamentale per controllare che i sussidi siano utilizzati per beni di prima necessità (indumenti, cibo…). Improvvisi soldi sul conto o mancati prelievi (che evidenzierebbero la ricezione di soldi in cash) sono segnali d´allarme.

Ovviamente nel caso fosse comprovato lo svolgimento di un lavoro in nero, scatterebbero le sanzioni di decurtamento o completa sospensione dei sussidi. Normalmente i decurtamenti sono del 10%, 30% e 60% per poi arrivare alla sospensione. I decurtamenti scattano, anche se il soggetto non si presenta al colloquio mensile con il consigliere o se rifiuta costantemente ogni tipo di lavoro proposto.

Nel 2012 le sanzioni hanno segnato un notevole aumento, ciò evidenzia da una parte l´efficacia dei controlli ma, dall´altra che sempre più persone ricorrono all´Harzt IV anche quando in realtà non ne hanno bisogno. La città che si caratterizza per il maggior numero di sanzioni è Berlino. Non deve stupire che la capitale tedesca detenga questo primato, infatti, Berlino non solo ha uno dei tassi di disoccupazioni più alti della Germania (quasi il 12% – a Monaco ad esempio il tasso di disoccupazione è solo del 1,8%) ma è anche una delle città più economiche del paese teutonico. Nella capitale i sussidi che si ricevo dallo Stato sono più che sufficienti per vivere una vita dignitosa.

Conseguenze della riforma Hartz

La  disoccupazione inizia a scendere proprio dal 2005 anno d’introduzione della legge passando dall´11,7% al 6,8% del 2012.

Alla diminuzione della disoccupazione ne è conseguito un profondo calo dei salari soprattutto a causa dei MiniJob, tale riforma ha di fatto aumentato la distanza tra le classe sociali, spingendo coloro che versavano in condizioni precarie in uno stato di povertà permanente, tale riforma non ha portato alcun beneficio poiché anche nel caso un disoccupato trovasse un lavoro, tale lavoro non gli permette di vivere adeguatamente. I dati OCSE, in effetti, evidenziano come il 22% dei tedeschi abbiano un reddito al disotto del livello minimo necessario.

Peter Hartz (il corruttore di sindacalisti tedeschi ndr) oggi ha 71 anni,  dopo essere stato il direttore del personale di Volkswagen, è diventato il padre delle riforme che portano il suo nome. La sua attività alla Volkswagen gli è costata la sua reputazione. Infatti è stato colpito da uno scandalo in relazione ad alcuni pagamenti speciali e ad alcuni viaggi di piacere del consiglio di fabbrica, nel 2007 è stato condannato per malversazione ad una pena di 2 anni (in origine erano 10 ndr), poi sospesa, e ad una multa di circa 500.000 Euro.

Il Jobs Act

Quanto c’è di nuovo e, soprattutto, di fattibile nel tanto atteso Jobs Act di Matteo Renzi?

renzi merkel

Ecco una prima analisi dei punti principali.

1) Taglio dell’Irap del 10 per cento finanziato dall’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie: L’Irap vale 33 miliardi all’anno e serve a finanziare la sanità delle Regioni. Ammesso che Renzi voglia ridurre del 10 per cento solo l’Irap privata, circa 20 miliardi, dovrebbe comunque trovare 2 miliardi di copertura, un aumento del carico fiscale di circa il 20 per cento, non poco.

2) Assegno universale per chi perde il lavoro, con obbligo di seguire un corso di formazione e di non rifiutare più di una proposta di lavoro: L’assegno universale esiste già, è l’Aspi e la mini-Aspi introdotta dalla riforma Fornero nel 2012 e perde il diritto a riceverla chi “non accetti una offerta di un lavoro superiore almeno del 20 per cento rispetto all’importo lordo dell’indennità cui ha diritto”. L’unica cosa che Renzi può fare è ridurre i requisiti necessari per accedere all’Aspi. A meno di non voler rivedere del tutto gli ammortizzatori sociali a partire dalla cassa integrazione

3) Eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico: Serve a contrastare l’inamovibilità dei dirigenti della Pa anche se incapaci. Eliminare la garanzia dell’incarico a tempo indeterminato rende i dirigenti più soggetti alla politica.

4) Trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati devono pubblicare online ogni entrata e ogni uscita. Sarebbe una novità positiva, in particolare per le spese delle Pubbliche amministrazioni. Ma anche per partiti e sindacati, finora esentati dal rendere trasparenti i loro bilanci.

5) Nuovi posti di lavoro: Per sette settori (Cultura-Turismo-agricoltura, Made in Italy, Ict, Green economy, Nuovo Welfare, Edilizia , Manifattura), il Jobs Act conterrà un singolo piano industriale. Il cuore del “piano del lavoro” di Renzi non ha concretezza. Si limita ai titoli.

6) Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro: Il Codice del lavoro forse va presentato prima di otto mesi, il tempo delle attese non era finito?

7) Riduzione delle varie forme contrattuali attualmente oltre 40: Le forme di lavoro previste dalle attuali normative sono circa 40 ma quelle utlizzate non arrivano a dieci (tempo indeterminato o determinato, contratti a progetto, lavoro interinale, lavoro stagionale, le “false” partite Iva, lo staff leasing e poco altro). Il contratto unico indeterminato è stato proposto inizialmente da Tito Boeri e Pietro Garibaldi e si basa sull’idea che basti una forma contrattuale in cui il raggiungimento di tutte le garanzie avvenga nell’arco di tre anni. Una razionalizzazione che va verso la stabilità solo se spazza davvero via tutte le tipologie contrattuali esistenti. Se si trasforma in un “processo” potrebbe significare solo un nuovo modo di chiamare la realtà esistente.

Postato da: @KappaRar

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Questa voce è stata pubblicata il 1 febbraio 2014 da in Germania, Italia con tag , , , , .
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