Kappa Di Picche

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

SOCHI, E L’ECONOMIA RUSSA NEL 2014

sochi-2014-cerchi-olimpici-failIn un periodo in cui la situazione italiana non propone sostanziali novità significative da commentare, al netto delle variazioni sul tema (purtroppo di fattura non paragonabile a quelle del genio Lars), ci sembra utile ampliare lo sguardo verso l’estero, e in particolare verso Est, parlando della Russia e delle sue prospettive macroeconomiche per l’anno da poco iniziato.

Avevamo iniziato qui e ora continuiamo la “campagna russa” con la traduzione dell’articolo di Jacques Sapir Sotchi, et l’Économie Russe en 2014, a cura di Consuelo, apparso sul suo blog il 9 febbraio 2014

L’apertura dei Giochi Olimpici Invernali a Sochi è l’occasione per puntare i riflettori sulla situazione economica della Russia. Molti commentatori insistono sui costi di questi giochi. E’ chiaro che il costo è elevato, con 36 milioni di euro. Ma è anche chiaro che questo costo deve includere lo sviluppo e la modernizzazione delle infrastrutture, sia a livello regionale (il Distretto Federale “Sud” della Russia) che in tutto il paese. Le cause di sforamenti del budget sono numerosi, dalla sottovalutazione iniziale dell’ampiezza dei lavori fino alla corruzione. Ma questi costi sono solo uno degli elementi nello sviluppo della Russia. In realtà l’economia russa è attualmente in forte rallentamento, la cui crescita è calata dal  dal 3,4% al 1,5%. Questo è un problema serio, anche se la Russia continua ad avere risultati che sono molto più elevati rispetto a Francia e Germania. Dalla crisi del 2008, da cui essa è uscita rapidamente nel 2010, è alla ricerca di un nuovo modello di crescita. La dinamica degli anni che hanno preceduto la crisi finanziaria del 2008 non potrebbe essere riprodotta in modo identico oggi. Se l’economia si è ripresa dal 2010, la crescita rimane relativamente bassa ed è diminuita in maniera particolarmente importante dall’autunno del 2012, con un forte calo particolarmente sensibile degli investimenti. Ciò solleva la questione della individuazione delle cause di questo rallentamento, cause che sono sia congiunturali  che strutturali, ma anche di ciò che dovrebbe essere una nuova politica economica e di ciò che una maggiore integrazione di  tutto il continente eurasiatico potrebbe portare alla Russia.

 I.              I fattori congiunturali

Naturalmente, i fattori congiunturali spiegano in parte questa situazione di forte rallentamento della crescita. Quest’ultima è legata, in parte, a dei fattori sui quali le autorità russe non hanno controllo.

Le materie prime

Può essere escluso, anche se ciò potrebbe essere sorprendente, la questione del petrolio. Infatti, l’andamento recente dei prezzi come quantitativi venduti, se da un lato riflette i problemi economici dei paesi importatori (soprattutto in Europa) è stata relativamente stabile negli ultimi mesi. Infatti, se le esportazioni di petrolio hanno registrato un forte aumento dal 2000, il prezzo apparente di queste esportazioni è aumentato dal 2004. I volumi tendevano a diminuire (ma sono rimasti stabili durante la crisi del 2008-2009), e ciò corrisponde,  nel periodo recente, al rallentamento  delle attività in Europa. I prezzi, per contro, sono stati sensibili alla crisi, poiché sono passati da 800 dollari a 300 dollari all’inizio della crisi, ma successivamente sono rapidamente risaliti stabilizzandosi intorno a 750 $ per tonnellata. Per le esportazioni del gas, anche qui, sono i movimenti dei prezzi  che sono i più indicativi. Dopo il forte aumento a partire dal 2004, hanno avuto la tendenza a stabilizzarsi (salvo durante la crisi del 2008-2009). Essi restano ancora oggi ad un livello elevato. Non è quindi dal fattore idrocarburi, e più in generale, dalla logica dell’economia dei rentiers, che provengono le attuali difficoltà della Russia. Ricordiamo qui che gli idrocarburi sono molto più importanti per il Bilancio che per il PIL. Essi rappresentano il 10% del PIL, ma il 50% delle entrate di bilancio.

  

L’influenza della crisi in Europa.

Si sa bene che la crescita in Europa è anch’essa molto bassa dal 2011. Questa è una conseguenza della crisi dell’euro e della politica brutale di austerità imposta nei fatti dalla Germania. Ma l’Europa è il principale partner commerciale della Russia, anche se si è constatato che la quota della Cina così come l’India, aumenta rapidamente.

Tavola 1

Quote dei Paesi/regioni del commercio estero della Russia

Esportazioni 2008 2009 2010 2011
EU 52,3% 31,6% 41,1% 51,2%
Cina 4,5% 3,6% 4,3% 7,5%
India 1,1% 1,3% 1,4% 1,3%
Stati Uniti 2,9% 2,0% 2,7% 3,6%
CSI 14,9% 14,9% 15,0% 13,5%
Importazioni 2008 2009 2010 2011
EU 53,0% 34,3% 43,3% 57,9%
Cina 17,0% 11,2% 19,1% 23,7%
India 0,8% 0,7% 1,1% 1,4%
Stati Uniti 6,8% 4,5% 5,5% 7,2%
CSI 17,9% 16,6% 18,5% 17,8%

Fonte : Servizio Nazionale di Statistica

Questa debole crescita europea non può che avere delle conseguenze nefaste sulla dinamica economica russa. In particolare, la contrazione molto forte dell’economia spagnola e dell’economia italiana hanno avuto conseguenze negative sulle esportazioni dei prodotti metallurgici. E il futuro non è roseo. La Spagna ha stabilizzato la sua economia, ma su un livello dell’8% più debole che nel 2008  e con un aumento della disoccupazione, L’Italia continua ad essere in recessione. La Francia ha anch’essa delle persistenti difficoltà.

La politica monetaria

Va inoltre rilevato un altro fattore congiunturale:è la politica della Banca centrale. Quest’ultima mantiene alti tassi di interesse reali, mentre le banche centrali dei principali paesi hanno abbassato i loro tassi, sia nominali che reali, in maniera impressionante.Questo rallenta tutto, sia i consumi che gli investimenti. La politica condotta dalla Banca Centrale Russa è stata  finora caratterizzata da un obiettivo prioritario: il controllo dell’inflazione. Rafforzata con l’adozione della cosiddetta politica di “inflazione mirata”. I tassi della Banca Centrale sono diminuiti, ma rimangono tuttavia molto alti e costituiscono i principali ostacoli al processo di investimento.Il tasso di rifinanziamento della Banca Centrale, che serve come  tasso indicatore per le diverse istituzioni finanziarie in Russia è tornato all’ 8,25%, mentre il tasso di inflazione è intorno al 6,50%. Questo implica che il tasso reale è dell’ 1,75%.

Per dare un confronto, il tasso nominale è di 0,1% in Giappone, 0,25% negli Stati Uniti e dello 0,5% nella zona euro. In termini reali, ciò significa tenendo conto del tasso di inflazione, un tasso del -1,8% negli Stati Uniti e dello 0,1% nella zona euro. La differenza è dunque importante per la Russia. ll risultato è che le banche russe si indebitano pesantemente sui mercati finanziari stranieri poiché il costo delle risorse finanziarie in Russia è troppo alto.Naturalmente, questo ha conseguenze immediate sia per le famiglie e per le aziende private, soprattutto per le piccole e medie imprese.

 

Gli Investimenti

Una gran parte degli investimenti è il risultato di grandi aziende Russe che si sono internazionalizzate.Queste aziende possono finanziarsi sui mercati finanziari internazionali, e non dipendono dal credito interno russo. Ma la situazione è ovviamente diversa per le piccole e medie imprese. Quest’ultime non hanno accesso ai mercati finanziari e sono dipendenti, sia per quanto riguarda il finanziamento delle loro operazioni in corso o per gli investimenti,dalle banche russe, e quindi dalla politica della Banca centrale. La politica monetaria, pertanto, non ha solo effetti quantitativi sull’offerta  del credito, ma anche effetti qualitativi.Si penalizza soprattutto le piccole e medie imprese e contribuirà ad un graduale deterioramento della qualità degli attivi bancari a causa degli effetti indotti del rallentamento delle attività.

La contrazione della domanda interna

Mentre il tasso di crescita della spesa (beni e servizi) è stata a lungo superiore al tasso di crescita del reddito monetario disponibile, il significativo incremento dei tassi di interesse reali ha portato le famiglie a limitare il ricorso al credito per finanziare la loro spesa (soprattutto per gli elettrodomestici, automobili e compravendita di case).Ciò ha avuto importanti implicazioni per i produttori russi (sia le imprese russe sia per le imprese straniere operanti in Russia). Possiamo affermare che la politica monetaria della Banca Centrale ha anche contribuito al forte rallentamento della crescita che si è avuta dalla fine del 2012. Di fatto, i tassi di interesse reali hanno mostrato un forte aumento nei primi mesi del 2012, culminato nella tarda primavera di quest’anno.Tuttavia, da questo momento in poi la crescita e gli investimenti hanno cominciato a diminuire drasticamente.

La sopravvalutazione del Rublo

Bisogna aggiungere che il tasso di cambio del rublo nei confronti del dollaro rimane sopravvalutato. Ciò è dovuto dalla politica portata avanti dalla Federal Reserve americana, ma anche dalla politica, troppo prudente della Banca centrale russa.Il governo russo è oggi molto concentrato nella stabilizzazione del tasso di cambio. La Banca Centrale della Russia ha così speso più di 11 miliardi di dollari per sostenere il Rublo. Indiscutibilmente se lo può permettere se si guarda all’ampiezza delle riserve accumulate. In effetti si vede bene che non c’è alcun rischio di destabilizzazione monetaria nel paese.La bilancia commerciale è fortemente in eccesso e bilancia dei pagamenti in equilibrio. Eppure è chiaro che il governo reagisce in modo molto epidermico su questo tema, senza dubbio a seguito della grande crisi finanziaria che il paese ha sperimentato nel 1998. E’ per questo che il governo assimila la stabilità dei tassi di cambio alla stabilità politica.Tuttavia, questo non è immune da conseguenze per la competitività dell’industria russa, non tanto nei confronti degli Stati Uniti ma rispetto ai paesi asiatici la cui moneta è effettivamente ancorata al dollaro (ad eccezione Giappone, che però ha svalutato la sua moneta).

II. I problemi strutturali non vanno nascosti

La questione bancaria fa da legante tra la causa congiunturale di rallentamento della crescita e le cause strutturali. Apparentemente tutto ciò potrebbe far pensare che la Russia abbia una forte crescita. Tuttavia quest’ultima non si è presentata all’appuntamento. Ora, questo è paradossale quando si guarda all’entità dei guadagni di produttività di questi ultimi anni. Naturalmente, questi guadagni sono dovuti a un livello relativamente basso di produttività (che si attesterebbero  al 40% in Germania e al 33,5% in Francia). Ma questi guadagni avrebbero dovuto generare un forte crescita potenziale.

Il paradosso dei forti guadagni di produttività e l’evoluzione della crescita potenziale.

I guadagni di produttività del lavoro, che si erano abbassati durante la crisi del 2008, sono di nuovo molto importanti, con un 4% annuo per l’intera economia e il 5% per l’industria manifatturiera.

E’ proprio una caratteristica dell’economia russa che contrasta con la situazione negli Stati Uniti, dove tali guadagni sono bassi, così come nell’Unione Europea.

Grafico 1

grafico produttività del lavoro , per settori

Produttività del lavoro, per settori (azzurro: produttività totale, verde: agricoltura, blu: pesca, arancione: industria estrattiva, rosso: manifatturiero, linea con pallini: produzione e trasporto di energia, gas e acqua, grigio: edile). Fonte: FSGS

Normalmente, e logicamente, la crescita Russa dovrebbe essere forte. Se vogliamo stimare la crescita potenziale,basandoci al tempo stesso sul ritmo dei guadagni di produttività, sui bisogni dell’economia russa e sul ritmo di progressione della consumi, si arriva a tassi annui dal 6% al 7% fino in 2020.Tuttavia, la crescita è stata per 2013, dell’ordine del 1,5%. La Russia si è trovata ad affrontare  problemi strutturali che spiegano anche questo scostamento particolarmente importante tra la crescita potenziale e la crescita realmente registrata.

Il sistema di finanziamento degli investimenti.

La natura del sistema di finanziamento dell’economia russa è uno. Ed è ormai ampiamente inefficace. Le Banche russe preferiscono operare su mercati esteri o sui mercati captive (quali le aziende del settore idrocarburi).Questo comportamento può essere spiegato sia dalla struttura dei loro bilanci che dalla debolezza del mercato interbancario.La Banca centrale sta portando avanti  una politica di risanamento in questo settore, ma è troppo lenta.Le banche private non stanno facendo il loro lavoro, ed è quindi responsabilità dello Stato creare strutture bancarie pubbliche o semi-pubbliche, che sono in grado di finanziare l’economia.Per quanto riguarda il livello degli investimenti, dopo essere caduto drammaticamente con la crisi del 2009 aveva cominciato a crescere in modo significativo.Ma a partire dalla seconda metà del 2012, questo livello di crescita si è ridotto, e dall’estate del 2013, è negativo. Questo è preoccupante perché l’investimento è una condizione essenziale per la modernizzazione delle imprese.

Grafico 2

Evoluzioni macroeconomiche: tasso di crescita. Fonte: Banca Centrale russa

 

Questa debolezza del sistema finanziario obbliga le imprese a ricorrere sia all’autofinanziamento, il cui rialzo recente indica più che altro l’incapacità del sistema di finanziamento, sia a ricorrere a finanziamenti non bancari provenienti da altre aziende.

L’efficacia degli investimenti e il prezzo dei monopoli naturali.

Siamo quindi di fronte ad un altro problema strutturale, che è che quello del livello e dell’efficienza degli investimenti.E questo ci riporta a Sochi. Molto è stato detto circa i “costi” e il fatto che la somma finale è tre volte quanto originariamente pianificato.Qui si combinano fenomeni di incompetenza (pubblici e privati​​), di corruzione (ovviamente) e di mancanza di coordinamento.Questo stato di cose è generalmente legato agli investimenti pubblici. Ma Dani Rodrik ci spiega bene che qualsiasi investimento è un atto incerto, ed è meglio spendere troppo che non abbastanza. In realtà, questi problemi si trovano ugualmente negli investimenti pubblici e privati. Essi pongono il problema di una certa inesperienza delle imprese,alle quali manca una gestione dei progetti di investimenti, e che molto spesso questi ultimi rappresentano delle operazioni uniche sulle quali è molto difficile stabilire dei termini di paragone.Gli incrementi di efficienza sono del tutto possibile nel breve termine, ma richiedono sia un’acquisizione di esperienza,cosa che non sarà senza costi, che rimettere in gioco delle rendite di posizione e spesso su questo punto il settore privato va a difendere pratiche monopolistiche che non sono più tollerabili. Per quanto riguarda i fenomeni di corruzione, essi sono evidenti, ma ciò nonostante sono lontani dallo spiegare la spirale dei costi che sappiamo. Col pretesto di lottare contro la corruzione si rischia di limitare troppo gli investimenti. Tuttavia la Russia soffre attualmente di investimenti deboli. Da qui l’idea, sostenuta da molti autori, di una crescita trainata dagli investimenti. Rimane il problema dei grandi monopoli di Stato. Vladimir Putin ha deciso di congelare il prezzo del gas naturale per il 2014 , e spera che questo avrà un influsso positivo sulla competitività globale dell’economia russa.Una misura analoga è stata presa da Evguenny Primakov nel settembre 1998. Ripristinare la competitività è quello che spera Vladimir Putin , il quale ritiene non senza ragione che un’economia competitiva attrae investimenti.In realtà, è chiaro che il congelamento interno del prezzo del gas avrà effetti positivi su due settori industriali (metallurgia e prodotti chimici di base), ma anche sui redditi delle famiglie, soprattutto quelle più povere. Un aumento delle entrate per le aziende che si trovano a monte del processo produttivo potrebbe portare o a guadagni di quote di mercato (che indirettamente si tradurrebbero in nuovi investimenti) o generare ulteriori investimenti. I guadagni sul reddito delle famiglie,data la grandezza dei risparmi, potrebbe incoraggiarli a consumare di più, e dunque a rilanciare il mercato interno. Ma nel settembre del 1998, tale misura è stata accompagnata da un forte deprezzamento del rublo. Al giorno d’oggi sarebbe necessario un deprezzamento del rublo dal 10% al 15% in termini di tasso di cambio reale, e dal 15% al 20% nominale affinchè questa misura possa diventare veramente efficace.

La struttura dell’industria

Un altro problema, che non ha conseguenze immediate, è la struttura del settore, che rimane fortemente dipendente dalle grandi imprese, russe o straniere, pubbliche o private.Il settore estrattivo, che rimarrà nei prossimi decenni uno dei punti forti dell’economia russa, potrebbe essere la fonte dello sviluppo di una industria ad alta tecnologia. L’estrazione e la lavorazione delle materie prime riguardano prodotti sofisticati e diversificati. Un settore innovativo può svilupparsi, a patto che non sia schiacciato dalle grandi imprese e che la proprietà intellettuale sia garantita.

III.   Quali percorsi intraprendere per l’avvenire ?

L’economia russa deve ovviamente evolversi e cambiare, se vuole continuare ad avanzare.Ma questo mette in discussione il modello di sviluppo basato in gran parte sulle esportazioni, che è stato seguito, non senza successo, negli ultimi dieci anni. Questo modello deve dunque evolversi  in due direzioni.

L’integrazione Euroasiatica

Il modello di sviluppo della Russia deve cedere il posto a un modello più largamente egocentrico, sulla Russia così come i paesi che la circondano. Ciò implica varie misure. La prima è ovviamente la protezione del mercato interno e il miglioramento della competitività attraverso un deprezzamento del rublo. Di fatto questa sta avendo luogo.

Grafico 3

Tasso di cambio del Rublo nei confronti del dollaro

Tasso di cambio del Rublo nei confronti del dollaro
Fonte : Bloomberg

La seconda misura importante è l’istituzione di un quadro di cooperazione sia con i paesi CSI che con la Cina e i paesi dell’Estremo Oriente, che sono il “motore” principale di crescita per gli anni a venire . La terza consiste nel dare un contenuto reale alla cooperazione industriale fino alla creazione dell’Unione doganale.Da questo punto di vista, è chiaro che l’interesse della Russia sarebbe quello di diversificare i propri partner e aumentare notevolmente le esportazioni nei confronti della Cina. Ma questo richiederà tempo. Al contrario il commercio con i paesi CSI (soprattutto Bielorussia, Kazakistan e Ucraina) ne beneficierà.

Grafico 4

Importazioni russe dai paesi CSI

Importazioni russe dai paesi CSI
Fonte: Servizio Federale di Statistica

E’ evidente  che il commercio è cresciuto fortemente negli ultimi anni. Ma questo implica la definizione di una vera politica della Russia rispetto all’Ucraina. Sappiamo le tensioni che esistono oggi tra l’Unione europea e la Russia riguardo a questo paese. In realtà, il futuro economico dell’Ucraina sembra legato naturalmente in un partenariato con la Russia. L’industria, e l’economia in generale, dell’Ucraina rimane in gran parte un segmento dell’industria russa. Ma, e questo è forse la cosa più importante, se guardiamo le prospettive per i prossimi anni, la situazione economica dell’Unione europea non è paragonabile con le opportunità e le potenzialità di mercato dell’Unione doganale. Quest’ultima può diventare rapidamente una zona di forte crescita. L’interesse illuminato dell’Ucraina sarebbe dunque di avvicinarsi della Russia, e l’interesse illuminato dell’Unione Europea sarebbe di prenderne atto.

Gli investimenti incrociati

D’altra parte, le forme dell’integrazione internazionale dell’economia russa devono evolversi. In questo campo la logica di una cooperazione industriale deve sostituirsi  alla logica di fornitore di materie prime che ha dominato finora. Questo, tuttavia, pone un problema per molti paesi – tra cui la Francia – senza che si comprenda molto bene il perché. Perché vediamo operazioni che possono essere fruttuose sia per l’industria francese che per  l’industria russa essere rallentate o bloccate, sarà per la riluttanza delle banche o per la cattiva gestione dell’amministrazione? Gli argomenti avanzati (la paura del riciclaggio di denaro) sono futili e ridicoli quando si guarda l’elenco dei partner russi. C’è una russofobia istintiva degli intermediari bancari e di Bercy, russofobia che non si basa su niente di concreto o di confessabile. In effetti, la Russia non sembra fare qui eccezione nell’insieme dei paesi emergenti, secondo Alexandre Ivlev, il Direttore di Ernst & Young per la Russia. È quindi particolarmente importante che si mettano in atto investimenti incrociati, ovvero che le compagnie russe possano finalmente investire liberamente in Francia e che aziende  francesi lo possano fare in Russia. La quota di investimenti diretti è stato infatti in costante aumento rispetto all’anno scorso. Sforzi sono stati fatti in questa direzione, sia da aziende francesi che capiscono che la Russia è una possibilità per loro, sia da parte delle industrie russe. Ma su questo punto, è chiaro che un forte segnale deve essere inviato dal ministero delle Finanze francese. In futuro, è chiaro che gli investimenti esteri diretti rimarranno un importante stimolo per la modernizzazione dell’economia russa. Ma per questo è necessario che l’ambiente economico migliori ulteriormente. Le riforme strutturali ed economiche non si oppongono, devono essere invece combinate.

Il ruolo della politica fiscale.

E’ la politica fiscale, che fino ad ora, aveva avuto la responsabilità di limitare i danni. In realtà, le spese di gestione, le spese sociali e gli stipendi dei dipendenti pubblici sono aumentati dalla fine del 2012. Va notato qui gli effetti del ciclo elettorale che la Russia ha sperimentato nel 2011 e 2012. Allo stesso modo, la spesa per investimenti pubblici hanno contribuito al mantenimento dell’attività. Tali costi in gran parte spiegano la crescita residua dell’economia. Tuttavia, dall’inizio dell’anno, vi è stato un graduale irrigidimento di tali spese. Per i primi sette mesi del 2013 le spese del bilancio federale si sono assestate al 17,8% del PIL, quando invece avevano raggiunto nello stesso periodo del 2012 il 20,3%. Le previsioni per il 2013 indicano una riduzione un po’ meno forte, ma  ancora molto reale, raggiungendo il 19,8% del Pil contro il 20,6% del 2012. Gli orientamenti di bilancio per il 2014 appaiono ora contraddittorie. La spesa per la difesa vedrà un aumento significativo, in quanto le forze armate russe sono impegnate in un ciclo di ammodernamento delle attrezzature. Queste spese avranno un effetto di trascinamento in settori con elevato effetto valore aggiunto, e contribuiranno in tal modo alla crescita. Ma d’altra parte, il governo ha annunciato il pareggio di bilancio, e una contrazione di altri costi operativi, in particolare quelli relativi alla salute. Tutto avviene come se il governo, dopo alti deficit nel 2009 e nel 2010, sia voluto tornare alle eccedenze impressionanti prima della crisi.

Grafico 5

Saldo operativo bilancio consolidato

Saldo operativo di bilancio consolidato
Fonte: Comitato di Statistica di Stato della Federazione Russa

Si comprende molto bene che il governo russo non intende indebitarsi troppo per mantenere libertà di azione nella politica internazionale. Questo è un obiettivo lodevole, ma non è una notizia con un debito pubblico pari a meno del 10% del PIL. La politica di bilancio sembra essere una questione che ha poco a che fare con la congiuntura economica. Ma queste considerazioni rischiano potenzialmente di essere rimesse in discussione dalle conseguenze politiche dovute ad una crescita debole.

 

IV. È necessario un cambiamento politico

E’ dunque chiaro oggi che una nuova politica economica emergerà per la Russia un po’ per i suoi equilibri di politica interna un po’ perché  essa vorrà occupare un rango internazionale anche  grazie al contributo della sua diplomazia. Fattori internazionali tengono bassa la crescita economica, e in particolare la situazione europea durerà per molti mesi ancora. Il previsto rallentamento della crescita statunitense nel 1° trimestre 2014 dovrebbe avere un effetto negativo sulla crescita europea, che si ripercuoterà  sulla Russia. Oggi, la Russia non può permettersi  un periodo troppo lungo di stagnazione. Certo, gli Investimenti Diretti Esteri hanno conosciuto un rialzo importante. Ma ciò non basterà a ridare alla crescita economica il suo lustro di un tempo anche se ciò costituisce un buon indicatore dell’attrattività  economica. La Russia deve trovare dentro di sé le risorse per una forte crescita, in collaborazione con i suoi partner, sia asiatici che europei. Deve quindi smettere di sbandierare il feticcio della stabilità del tasso di cambio. Sembra che questo è ciò che sta accadendo dall’inizio di gennaio 2014. La mediazione sarà quindi tra politica monetaria e politica fiscale. Oggi è la politica monetaria che offre le maggiori opportunità di sviluppo. La Banca centrale Russa ha annunciato la sua decisione di smettere di intervenire sul mercato dei cambi, passando a una cosiddetta politica di inflazione mirata. Resta da vedere quale sarà la politica della Banca centrale durante questo inverno e la primavera. La politica di inflazione mirata non è adatta alla situazione Russa. Ma la Banca centrale indica tali margini di fluttuazione rispetto al bersaglio (5% nel 2014, +/-1,5%), può essere inteso come una politica “neutrale” nei confronti dell’inflazione. Inoltre, oggi, è chiaro che la Banca Centrale ha deciso di lasciare che il rublo si deprezzasse tra il 15% e il 20% al fine di ripristinare la competitività dell’industria russa, che conferma la nostra precedente analisi del tasso di cambio reale. Il secondo punto, che richiederà anche un cambiamento nella politica, è la situazione monetaria internazionale. Se è vero che la Russia si sta muovendo seriamente per definire una nuova moneta internazionale, insieme ad altri paesi BRICS, essa dovrà necessariamente emettere debito in questo nuovo strumento monetario. L’indebitamento internazionale resta, naturalmente, moderato, è infatti una delle condizioni assolutamente necessarie affinché si costituiscano masse di liquidità che permetteranno la messa in pratica di questo strumento,sia per lo Stato che che per gli operatori privati. Da questo punto di vista si annunciano grandi cambiamenti di politica economica se la Russia vorrà fare il salto di qualità e issarsi al livello delle sue nuove responsabilità.

Postato da: @spud85 e @arthasastra85 con traduzione a cura di @ladydd69

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Questa voce è stata pubblicata il 24 febbraio 2014 da in Russia, Traduzioni.
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