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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

COSA È SUCCESSO IN UCRAINA?

Митинг "За европейскую Украину" в Киеве
Come ormai è normale che accada grazie alla diffusione di strumenti tecnologici, le immagini di maidan (che significa “piazza” anche nel senso della “agorà” greca) sono state viste e riviste in tutto il mondo: una grande piazza piena di manifestanti, poliziotti sempre più equipaggiati, colonne di fumo nero fluttuanti sopra una città dalle bellissime architetture, corpi feriti sulle barelle, rabbia crescente, fiamme alte tutt’intorno. Uno scenario che per molti giorni ha avuto l’aspetto di una moderna arena romana, dove due gruppi di gladiatori si battono mentre il pubblico-mondo guarda da casa o in diretta o attraverso gli aggiornamenti, come fosse un reality show. Qualunque cosa sia successa in Ucraina, sicuramente è stato ad alto impatto visivo e mediatico.

Mentre l’insurrezione è stata ottima da mostrare in TV, la complessità dei fatti che la caratterizzano sono molto meno attraenti per il grande pubblico. La crisi Ucraina piace vederla come uno scontro per procura tra l’Occidente e la Russia, che per tanti orfani è ancora o l’Unione Sovietica o il vecchio/nuovo Impero del Male, o come una grande battaglia per l’Unione Europea in nome del grande sogno degli Stati Uniti d’Europa.

Questa semplificazione ha portato ad una narrazione piena di stereotipi e letture preconfezionate che hanno oscurato la vera natura del dramma violento che si svolge per le strade di Kiev e nel resto del paese. Il risultato non è solo stupido, è anche pericoloso.

Il conflitto in Ucraina non è un conflitto netto tra il popolo assetato di democrazia e l’oligarchia ferocemente aggrappata all’autocrazia. Piuttosto, è un mix molto più esplosivo di conflitti regionali, etnici e tensioni etno-linguistiche che potrebbero costringere il paese a spezzarsi. L’Ucraina non è una nazione. Storicamente, etnicamente, religiosamente, culturalmente, politicamente, economicamente, è almeno due nazioni. Una metà è profondamente legata alla Russia, l’altra che vuole sentirsi parte del mondo che c’è a ovest.

Purtroppo questo “confine” non è delineato in maniera netta, e a lungo termine l’esito di questa spaccatura potrebbe portare a una nuova guerra fredda su piccola scala, proprio attraverso il paese che segna la frontiera tra il mondo slavo cattolico e il mondo slavo ortodosso.

Se questo accade, l’instabilità che ne seguirebbe potrebbe portare ad una guerra vera e propria nei decenni a venire. Si guarda alla Russia come a un fattore di stabiltà, ma un giorno Vladimir Putin morirà e non bisogna sottovalutare quello che potrebbe succedere se verrà a crearsi un vuoto di potere così grande in un grande stato continentale come la Federazione Russa, dotato di armi nucleari e risorse naturali distrubuite su un territorio immenso, dal difficile accesso e frammentato in province autonome che un pensierino alla secessione ce l’hanno sempre nel cassetto.

Tornando all’Ucraina, bisogna dire che l’estromissione di un presidente democraticamente eletto — per quanto spregevole e corrotto sia— non è certo un trionfo né della democrazia né della libertà.

L’opposizione che ha organizzato la resistenza al governo di Viktor Yanukovich non è un’entità monolitica composta da democratici visionari. Si tratta di un corpo fratturato e litigioso, non del tutto limpido e che contiene gruppi di vario genere:

C’è il partito ultra-nazionalistia Svoboda, un partito neonazista guidato da Oleh Tyanhybok, un tipo che si contraddistingue anche per il suo antisemitismo estremo.

C’è l’Alleanza Democratica Occidentale per le riforme, con l’ex campione dei pesi massimi Vitaly Klitschko come leader (ad oggi sembra il partito meno discutibile, ed è il terzo nel paese).

C’è Yulia Tymoshenko, che con le sue iconiche trecce e il portamento angelico ha catturato l’attenzione di tutta piazza Maidan, ma anche se la sua carcerazione è stata una chiara ritorsione politica, questo non cambia il fatto che la Tymoshenko non è un personaggio estraneo al mondo della corruzione e del potere ucraino.

Non è esattamente un gruppo di padri fondatori dagli ideali illuministi quello che cercherà di formare un governo di unità nazionale nei prossimi giorni, e ognuno di questi ha già detto che correrà da solo alle elezioni presidenziali.

La responsabilità di Mosca

Da Piazza Maidan quello che viene visto come il vero cattivo della storia è il presidente russo Vladimir Putin, perché è stato lui ad aver negato all’Ucraina la possibilità di firmare un accordo commerciale con l’Unione Europea, ed è stata questa palese ingerenza a segnare il punto di non ritorno. Putin ha fatto pressione su Yanukovich per impedirgli di allontanarsi dalla Russia, però ha anche dato all’Ucraina quello di cui aveva più bisogno — denaro contante, tanto e subito.

La Russia ha offerto 15 miliardi dollari di aiuti all’Ucraina e ha subito trasferito 3 miliardi nelle casse disastrate della travagliata repubblica, e l’accordo con la UE avrebbe portato ad alcune restrizioni commerciali con la Russia, che avrebbero ostacolato lo sviluppo della fragile economia ucraina che dall’intercambio con la Russia dipende profondamente. Se Yanukovych avesse accettato l’accordo della UE il paese sarebbe crollato nel giro di pochissimo. Putin aveva suggerito colloqui su un accordo tripartito, che avrebbe dato l’Ucraina l’opportunità di avvicinarsi alla Unione Europea senza  chiudere l’apertura all’Unione Euroasiatica, ma la UE ha insistito su un approccio  “o tutto o niente”.

In questo scenario però va considerato anche che l’Ucraina è parte dell’orbita russa già da decenni e questo non ha portato alla popolazione del paese nessun risultato visibilmente positivo. Per gli ucraini il paragone della qualità della vita con i vicini polacchi è impietoso. Il paese è in questa situazione di debolezza e sudditanza per una scelta precisa del Cremlino, che prima o poi vuole nuovamente annettere l’Ucraina (e la Bielorussia) alla grande Russia. L’Unione Euroasiatica è solo un altro passo verso questo preciso obiettivo.

Una cosa è certa: per la Russia di oggi l’Ucraina non dovrà MAI entrare nella NATO. Avere l’alleanza atlantica così vicino a Mosca è inaccettabile per il Cremlino e sarà fatta qualunque cosa per impedire questo scenario.

La responsabilità di Washington

L’ ormai famoso «F*****O all’Unione Europea» della telefonata in cui l’Assistente Segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici Victoria Nuland discute il futuro dell’Ucraina con l’ambasciatore americano a Kiev Geoffrey Pyatt, espone al pubblico mondiale l’interesse della Casa Bianca per la situazione dell’Ucraina. La parte veramente sensazionale di quella conversazione non era certo l’imprecazione, ma la facilità con cui due funzionari americani delineano il futuro governo di un paese così lontano dalla sfera d’influenza americana.

«Non credo che Klitscho dovrebbe andare al governo. Non credo sia necessario, non credo che sia una buona idea», risponde Pyatt alla Nuland che distrugge le ambizioni presidenziali di Klitschko, e propone di organizzare una telefonata con Klitscho per dargli la notizia.

«Penso che sia Yats il ragazzo che ha l’esperienza economica, l’esperienza di governo», dice la  Nuland. «È il …quello di cui ha bisogno è Klitscho e Tyahnybok all’esterno»

«Yats» è Aresny Yatsenyuk, capo del Partito “Patria” e stretto collaboratore della Tymoshenko. Non è chiaro quale di questi due debba prendere il posto, ora che l’ex primo ministro è uscito di prigione.

Il più alto funzionario del Dipartimento di Stato, che presumibilmente rappresenta l’amministrazione Obama, e l’ambasciatore americano a Kiev, stanno organizzando qualcosa che se non è un colpo di stato, gli assomiglia parecchio. Non è un bello scenario.

In molti hanno etichettato la protesta di Maidan come “eversiva e nazista” o cose simili. Capisco che l’URSS abbia lasciato il vuoto nel cuore di tante persone, ma la Russia di Putin non ne è l’erede e leggere cose che si sono già lette durante l’ignobile repressione sovietica del 1956 è rivoltante per chi legge e umiliante per chi le scrive. Basta guardare i video di questi giorni concentrandosi sulle facce delle persone per capire che non si tratta solo di gruppi neonazisti.

Un noto esperto di Russia, Timothy Snyder, ha scritto che la preoccupazione per gli ultra-nazionalisti in Ucraina è giusta ma sopravvalutata.

«Le proteste in Maidan, ci viene presentata dalla propaganda russa e dagli amici del Cremlino in Ucraina come il ritorno del nazionalsocialismo per l’Europa», scrive. «I media russi continuamente fanno affermazioni che gli ucraini che protestano sono nazisti … Eppure è il regime ucraino, e non i suoi oppositori, che si lanciano in dichiarazioni antisemite. È il governo ucraino che ha comunicato alla polizia anti-sommossa che l’opposizione è guidata dagli ebrei. In altre parole, il governo ucraino sta dicendo alla Polizia che i suoi avversari sono ebrei, e noi che i suoi avversari sono nazisti».
È curioso notare che i gli estremisti di destra ucraini accusano dei mali dell’Ucraina l’oligarchia di ebrei-russi, mentre gli estremisti anti-occidentali e addirittura il governo divulgano l’idea che la rivolta è alimentata dagli ebrei-ucraini in combutta con gli ebrei-americani. Un antisemita è per sempre, strano che non vadano d’accordo. In Ucraina l’estrema destra è una problema seria e molte delle frange più bellicose dei manifestanti appartengono a gruppi neonazisti ma liquidare il tutto come quattro neonazi pagati dagli americani (ebrei, immagino) è un insulto alla propria intelligenza.

Ad oggi, il futuro di questa “rivoluzione” è ancora molto dubbio.

Personalmente vedo l’Ucraina come uno stato profondamente legato alla cultura russa-ortodossa e come tale non lo vedo nell’Unione Europea (come non ci vedo Romania e Bulgaria). Allo stesso tempo, mi rendo conto che l’Ucraina, al di la dei territori che Stalin annettè al paese originario quando era solo una provincia sovietica, ha una sua nazionalità e ha tutto il diritto di volerla esprimere in maniera indipendente, ed è ovvio che per quanto brutto e capitalista che sia, l’occidente rimane un’area geopolitica più attraente di un’ipotetica Grande Madre Russia dal futuro incerto. Mi piacerebbe immaginare l’Ucraina in una condizione d’indipendenza, una grande nazione a cavallo tra europa occidentale e il mondo russo, ma questo rimane nell’ambito della mia immaginazione e mentre stro scrivendo alcune cose giù potrebbero essere state superate dal precipitare degli eventi.

Adesso, mentre Yanukovich continua ad essere non si sa dove, l’unica cosa da aspettare è la reazione di Putin, che se ha fatto sparire l’ormai deposto presidente ucraino vuol dire che sa come e quando farlo apparire di nuovo. Sarà questa la prossima mossa.

—@FedericoNero

 

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Questa voce è stata pubblicata il 25 febbraio 2014 da in Geopolitica, Russia con tag , , , , , .
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