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NON HAI LAVORO? NON SEI IL BENVENUTO IN GERMANIA

Un tipico messaggio di benvenuto alla frontiera tedesca

Un tipico messaggio di benvenuto alla frontiera tedesca

Ancora una volta rileviamo asimmetrie nell’applicazione delle normative comunitarie da parte di chi, a tambur battente, ci ricorda giornalmente i nostri sforamenti dei vincoli europei.

La Germania inizia a diventare insofferente alla libera circolazione degli abitanti dell’UE,  soprattutto in tema di residenza. Al fine di limitare la spesa assistenziale rivolta verso i disoccupati o sottoccupati, il governo Merkel sta pensando a una misura tale da garantire che solo gli immigrati comunitari “utili” – ovvero quelli che apportano lavoro, solitamente in tempi brevi e a basso costo – possano rimanere sul suolo tedesco a lungo termine.

La volgarità e il disprezzo del legislatore tedesco è palese, ma come spesso accade, in Italia questa informazione è poco diffusa. Per leggere notizie fresche sul tema è necessario spostarsi nella penisola iberica, dove abbiamo deciso di tradurre un articolo de “El Paìs”  (ma la notizia è riportata anche su Publico).

Mentre per gli oramai sempre meno disinformati giova ricordare nuovamente la frase che meglio rappresenta l’Unione (daje a ride) Europea:  “we are the Lords of this“, per tutti gli altri basta cantarci su.


Berlino pianifica di cacciare i comunitari che non ottengono un lavoro entro sei mesi

La misura è progettata per dissuadere l’arrivo di rumeni e bulgari

ENRIQUE MÜLLER Berlino  26 MAR 2014


Il Ministro del Lavoro tedesco, Andrea Nahles, e il ministro dell’Interno durante una riunione del gabinetto questo mercoledì a Berlino. / FABRIZIO BENSCH (REUTERS)

 

Con l’obiettivo di limitare l’ “immigrazione della povertà”, il governo di coalizione tedesco ha fatto partire un processo controverso e delicato con l’obiettivo di espellere dal paese gli immigranti comunitari che non ottengano un lavoro in un periodo di 3 o 6 mesi. Si prevede che queste misure, che si concretizzeranno a partire da giugno, avranno un effetto su tutti gli immigranti dei paesi UE.

Considerando i lavoratori rumeni e bulgari —soprattutto di etnia zingara — e per evitare che utilizzino la libera circolazione che garantisce l’Unione Europea per beneficiare del generoso sistema sociale che regna nel territorio tedesco, l’esecutivo di Angela Merkel ha fatto ieri un grande passo avanti. Ha approvato una relazione di 133 pagine — elaborata da un gruppo di esperti di vari ministeri — dove si propone di concedere un periodo dai 3 ai 6 mesi a qualsiasi immigrante comunitario per poter trovare un lavoro in Germania. Se alla fine di questo periodo non ha trovato lavoro, dovrà tornare nel suo paese.

Il ministro degli Interni, Thomas de Maizière, e il suo alter ego del Lavoro, Andrea Nahles, hanno presentato alla stampa il documento, intitolato “Aspetti legali e sfide nell’utilizzo dei sistemi di sicurezza sociale da parte di cittadini degli Stati membri dell’UE”.

“Il numero di immigranti proveniente da Bulgaria e Romania e i problema sociali che sono parzialmente associati all’immigrazione sono gestibili e controllabili a livello nazionale, però rappresentano un problema in alcune specifiche città che presentano sacche di povertà”

Ha detto il ministro di Maizière. Ha ritenuto l’aumento dell’immigrazione in Germania (il 5,8% in più nel 2013, per raggiungere 7,6 milioni di persone) come una “buona notizia”.

“Gli immigranti apportano benessere alla nostra nazione”, ha detto.

 

Popolazione straniera in Germania Fuente: Agencia Federal de Estadística. / EL PAÍS

 

Il testo pone enfasi sulla lotta contro la frode che, secondo le autorità tedesche, realizzano numerosi immigranti comunitari che arrivano dell’Europa del Sud e dell’Est. Gli esperti raccomandano che coloro i quali commettano il reato di frode sociale debbano essere espulsi e puniti con una proibizione temporanea al ritorno in Germania.

Per evitarne l’abuso, le autorità richiederanno un numero di identificazione fiscale agli immigranti dalla UE che sollecitino gli aiuti sociali, una misura che può garantire, ad esempio, il numero di persone facenti parti della famiglia del sollecitante.

L’idea di rafforzare il controllo sull’arrivo nel paese degli immigranti poveri, che sono stati anche rinominati “turisti sociali”, nacque alla fine dell’anno scorso in Baviera. Lo stato federale più ricco di Germania decise di ritirare fuori dal suo arsenale politico le pericolose armi del populismo di destra per impedire che migliaia di rumeni e bulgari potessero andare in Germania a cercare lavoro e, al contempo, godere del generoso sistema sociale che il paese offre ai suoi lavoratori.

Le autorità tedesche credono che circa 200.000 lavoratori rumeni e bulgari arriveranno nel paese quest’anno, attratti dalla prosperità economica, e anche dai generosi sostegni sociali che ricevono tutte le persone con un contratto di lavoro. Attualmente in Germania vivono 267.398 rumeni e 146.828 bulgari, di cui solo il 7% è disoccupato

La polemica la scatenò a fine dell’anno passato il capo del governo bavarese, Horst Seehofer, che definì i futuri immigranti come “pericolosi turisti sociali”. Cavalcando il motto “colui che inganna vola”, la CSU propose di eliminare le prestazioni sociali nei primi tre mesi di residenza e di rendere possibile l’espulsione dalla nazione di tutte le persone che abbiano mentito alle autorità, per esempio, con documenti falsi per ottenere un lavoro o le prestazioni sociali.

Il documento della CSU provocò una crisi in seno al Governo Merkel nello scorso gennaio. Per impedire un danno maggiore all’unità dell’esecutivo —che ieri ha compiuto 100 giorni— la cancelliera Angela Merkel e il vicecancelliere e ministro dell’Economia, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, si accordarono per creare una commissione di esperti al fine di analizzare il problema e trovare soluzioni destinate a impedire “la frode delle prestazioni sociali”.

Il risultato è la relazione di ieri. “Questa misura non è compatibile con il diritto comunitario” ha detto a questo giornale Volker Beck, portavoce dei Verdi. Tuttavia, la normativa europea riconosce il diritto di residenza per i lavoratori, però non in maniera illimitata. La maggior parte delle proposte della relazione sono compatibili con la letteralità della direttiva sulla libera circolazione (che trovate qui, ndr), anche se si dovrà vedere come sarà trasportata nella legislazione tedesca.

Il giornale conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung ha riassunto il contenuto della relazione con il seguente titolo “Colui che non trova lavoro, deve andarsene”.

Tradotto e postato da: @spud85

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