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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

IL WEEKEND UMBRO E L’ESSENZA DEL “GOVERNO RENZI”

Dopo tanto tempo, un po’ di meritato relax (e bellezza).

 

Umbria, Bevagna (PG) – Piazza Silvestri

Umbria, Bevagna (PG) – Piazza Silvestri

 

Quando ci si stacca dalla quotidianità, si riesce anche a guardare il circostante in maniera più obiettiva, e si hanno maggiori possibilità nel tentativo di ricondurre tutti i vari input giornalieri in un quadro che abbia un senso vagamente coerente.

Oltre a leggere lo splendido libro di C.M. Cipolla, che ancora una volta fornisce in maniera didascalica le ragioni per le quali il Belpaese non può sopravvivere economicamente senza un sostanziale apporto dell’export, ho letto un po’ di quotidiani, usanza non comune per il sottoscritto.

La mia ricerca sulla carta stampata era volta a comprendere più in dettaglio l’attuale situazione politica italiana: le modalità con cui il governo cosiddetto Renzi era arrivato al potere come unica “alternativa” possibile (TINA’s here to stay), e le strategie mediante le quale si possa instillare nel popolo l’idea che tale governo stia agendo tanto e bene nell’interesse della nazione.

Su internet le critiche alla fuffa inelegante del neo-premier si moltiplicano al punto che, persino il nostro laureato preferito intinge la sua piuma nel calamaio del vetriolo.

L’ipotesi personalissima all’inizio di tale ricerca era quella che vedeva Renzi come detentore di un vero potere, ma solo parziale, e solo funzionale ad un’ottica di servizio maggiore. In altre parole, la concessione di un certo grado di potere e di visibilità mediatica al giovane politico toscano era solo un mezzo e non un fine, non si voleva

Ciò mi era suggerito anche dall’affaire nomine delle aziende pubbliche, in cui il principio di discontinuità con le precedenti logiche di potere era sostanzialmente scomparso o almeno fortemente limitato dalla cosmetica della parità di genere, senza però intaccare in maniera considerevole la classe dirigente italiana.

Gaffe sull’Eni a parte, su cui sarebbe bene stendere un velo pietoso, le nomine delle aziende pubbliche potevano essere fatte da un segretario di partito scelto a caso, data la totale assenza di rinnovamento (De Gennaro e Marcegaglia su tutti).

Ebbene, sabato mattina, compro tra gli altri il Fatto Quotidiano che, a pagina 5, riporta un illuminante pezzo a firma Marco Palombi dal titolo Ecco perché il colle punta su Padoan come garante (di cui trovate una trascrizione qui).

Oltre le ben note notizie sulla provenienza politica e “tecnica” dell’attuale ministro dell’economia, è interessante la visione dell’autore sulla funzione dello stesso.

Pier Carlo Padoan sarebbe, cito testualmente

il garante di Napolitano perché è in perfetta continuità – tolta la vernice della personalità e le mutate condizioni nel dibattito europeo – con i gabinetti Monti e Letta, entrambi voluti, creati, tenuti in vita e infine giubilati dall’attuale presidente della Repubblica in nome della stabilità e del rispetto dei vincoli di bilancio europei.

Interessante punto di vista, non trovate?

Il governo Renzi, almeno nella figura del suo uomo più significativo e attivo, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, viene descritto come la naturale prosecuzione dei precedenti esecutivi guidati da Mario Monti ed Enrico Letta, piuttosto che con le frasi preconfezionate da copertina di giornale.

Il nuovo che avanza.

Largo ai giovani.

Cambia verso.

L’immagine dell’homo novus Renzi non ne esce un granché bene, in quanto viene dipinto come un giovane sostanzialmente incapace di comprendere i suoi limiti, inadeguato alla gestione degli equilibri del potere, che abbisogna di un tutore per contenerne l’entusiasmo (e i possibili disastri).

Ma se Giorgio Napolitano è davvero l’artefice di questa nuova mano di vernice a Palazzo Chigi, pur mantenendo una sostanziale continuità con i due precedenti governi affidati a Monti e Letta, qual è il vero obiettivo del  Presidente della Repubblica?

La celebre frase del Gattopardo potrebbe risultare quantomai adatta, ma ritengo valga la pena di mutuare la chiosa dell’articolo di Palombi:

In questo senso, e solo in questo caso, venire da sinistra dà persino una certa precedenza.

L’ironia dell’autore non ci può far scordare tutti gli errori politici degli ultimi decenni compiuti (anche) da politici della “sinistra” italiana. Uomini spesso prestati alla politica dal mondo della finanza internazionale, da essa probabilmente influenzati, e presentati dai media come amici dell’orfano e dell’operaio.

Amato, Ciampi, Prodi, D’Alema, Letta…

Personalmente fatico a ritenere che Renzi abbia l’attitudine alla politica e al potere dei suoi famosi e infausti predecessori, quindi il suo ruolo è più quello di anchorman, di venditore di sogni, di specchietto per le allodole, prestando il suo volto nuovo, fresco e presentabile alla bieca prosecuzione del progetto economico di austerità e falso europeismo suicida che subiamo sulla nostra pelle da oramai troppi anni.

Postato da: @spud85

 

 

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