Kappa Di Picche

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

E’ ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE CI RACCONTANO

dibujo_madrid_el_mundo_al_revecc81s_5

Il mondo alla rovescia (fonte)

Ancora una volta troviamo un articolo molto interessante nel dibattito spagnolo, le cui posizioni mainstream risultano ancora molto ancorate alla visione della Troika. Ciò nonostante, alcuni blog e periodici, tra cui EconoNuestra, stanno dando sempre più spazio ad articoli che definiremmo “eterodossi”, qualora qualcuno si sentisse ancora di definire come “ortodosse” le politiche di austerità che continuano ad aggravare la crisi economica degli Stati Membri della periferia dell’Eurozona. In questo articolo del professor Luengo si viene a ribaltare uno dei dogmi cardine dei sostenitori delle politiche di austerità, mettendo in risalto – ancora una volta – come la moderazione salariale non funga nel medio termine da volano per rilanciare la competitività industriale di un Paese. Il sillogismo

bassi salari ==> maggiori profitti industriali ==> maggiori investimenti ==> maggiore produttività ==> diminuzione della disoccupazione

è tanto lineare quanto smentito dai dati reali.


Via EconoNuestra

Articolo di Fernando Luengo membro del circolo 3E di Podemos y della associazione EconoNuestra. Professore di Economia applicata alla Universidad Complutense de Madrid. 

Uno degli assiomi più celebrati e diffusi dell’economia convenzionale: la crescita dei salari o il loro mantenimento su livelli elevati erode le capacità di crescita delle economie, in quanto si ripercuote negativamente sui profitti delle imprese. La contrazione o l’insufficiente aumento dei margini aziendali infiacchiscono il tasso di investimento, il quale incide negativamente sulla produttività, il tutto traducendosi finalmente in meno posti di lavoro e salari più bassi (questa sequenza è riportata nel diagramma [di seguito, ndr]). graf1   Non ci crediamo. Le politiche economiche applicate contro il vento e la marea dalla troika e dai governi comunitari, dalla implosione finanziaria e soprattutto negli ultimi anni, hanno realizzato questa diagnosi, che è servita anche per giustificare la strategia di svalutazione dei salari per guadagnare competitività nel mercato internazionale. Sono ricette buone per tutte le stagioni; erano buone in tempi di crisi, per recuperare il cammino della crescita e ridurre i livelli di disoccupazione, e lo sono adesso, per consolidare la (presunta) ripresa economica. Questo è ciò che accade con i principi religiosi, quando alcuni principi economici assumono lo stato di dogma della fede: non invecchiano, sono atemporali, soprattutto quando la politiche suddette risultano di grande vantaggio per i potenti. Non mi soffermerò a presentare l’abbondante informazione qualitativa e quantitativa che rende evidente lo strepitoso fallimento di queste politiche; per l’immensa maggioranza [della popolazione], non certo per le élite. Sì, ho detto bene, “strepitoso”, nonostante si affacci all’orizzonte un incipiente aumento del PIL. Dietro questa facciata si nasconde – per chi non la voglia vedere e per chi non ha altra occupazione oltre a mascherare e travisare i dati, per chi vive nel compiacente mondo della propaganda e della retorica – un’economia debilitata e una società in pezzi. Tornando alla figura precedente, voglio enfatizzare che, di fronte alla logica del pensiero economico mainstream, così amata dal potere, presentata come evidente e irrifiutabile, si deve opporre un’altra logica che ribalti l’argomentazione dominante (vedere l’immagine seguente). graf2   Quest’altra logica pone in discussione quella mainstream a partire dalla radice. È stato il punto di partenza della riflessione proposta da quegli economisti (non sono pochi, né novizi della professione) che provano ad introdurre più complessità ai tradizionali (e conservatori) approcci dal lato dell’offerta , i quali non contemplano altre politiche che l’aggiustamento salariale permanente. Che ossessione, quanto fanatismo e ideologia! Questi economisti pongono al centro della riflessione e anche dell’azione dei governi e degli attori sociali la decenza e la democrazia applicata all’ambito delle relazioni lavorative. I salari degni, la negoziazione collettiva e l’esercizio dei diritti sindacali e cittadini all’interno delle aziende sono la chiave – insieme agli investimenti e ad una gestione aziendale competente – per un aumento di produttività delle imprese. Questo è il cammino per mobilizzare e rendere dinamiche le risorse disponibili e per far sì che si utilizzino in maniera efficace. Niente a che vedere, ovviamente, con l’irrefrenabile degradazione delle condizioni lavorative, con la diminuzione dei salari, con la intensificazione dei ritmi di lavoro, con l’allungamento della giornata lavorativa, con la “spada di Damocle” permanentemente sopra i lavoratori affinché accettino l’inaccettabile, l’indecente; e neppure ha nulla in comune con la gestione autoritaria – e spesso poco professionale – delle aziende. Infine, voglio insistere che uno dei nodi gordiani della logica dominante consiste nel presupporre una connessione automatica tra i ricavi e gli investimenti, come se questi ultimi si manifestassero, in maniera inesorabile, in un miglioramento delle capacità produttive. Niente di più lontano dalla realtà. Esiste una grande evidenza della disconnessione, prima e anche durante la crisi, tra i tassi di guadagno e di accumulazione (quello che noi economisti chiamiamo formazione lorda di capitale fisso). Alcuni esempi di questa disconnessione: guadagni che si mantengono liquidi in attesa di opportunità di investimento profittevoli (non necessariamente produttive), investimenti in attività finanziari o guadagni destinati a pagare dividenti agli azionisti e a retribuire i gruppi direttivi. Tema importante, in quanto questa mancanza di relazione [tra guadagni e investimenti] è uno dei fattori che spiegano la crisi e si connota come una delle minacce più grandi per il funzionamiento adeguato della attività economica.

Traduzione di @Spud85

4 commenti su “E’ ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE CI RACCONTANO

  1. Pingback: E’ ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUELLO CHE CI RACCONTANO

  2. Attilio Rafferi
    30 luglio 2014

    Tempo fa scrivevate:”il 2014 sarà un anno da seguire con attenzione e nervi saldi. Se non sarà l’anno in cui si scioglierà l’ Eurozona (volesse Dio), ci sarà sicuramente un altro Paese che è indiziato per essere il prossimo a finire gambe all’aria: la Spagna.” Cosa è invece avvenuto? La Spagna nel primo semestre è cresciuta dell’1% (una delle crescite più alte in eurozona) e la Banca Centrale (che non ne sbaglia una) prevede un’accelerazione nel 2015. i tassi spagnoli a 10 anni sono precipitati al 2,4%, quelli a due anni allo 0,35%….La borsa spagnola è una delle migliori da inizio anno. Le principali banche iberiche hanno dichiarato un calo dei NPL.
    E faccio una facile scommessa. La Spagna continuerà a sorprendervi.

  3. Pingback: REVISIONE E RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO: UNA PROPOSTA PER PODEMOS | Kappa Di Picche

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 22 luglio 2014 da in Austerità, Pude, Spagna, Traduzioni con tag , , , , , , , , .
Questo Non è Un Blog

« Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. » — Horacio Verbitsky

Dieci righe

il blog di Eugenio Cipolla

A scuola con Matilde

Apprendimento, DSA, yoga per bambini e.... tutto ciò che mi appassiona

@lemasabachthani

a trader's “cahier”

Il Contagio

[del conflitto generazionale e di altri futuri possibili]

L'orizzonte degli eventi

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Voci dalla Germania

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Goofynomics

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

Kappa Di Picche

“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: