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SULL’OPERATO DEL FMI: LA STORIA INFINITA DEL BRUTALE SACCHEGGIO ARGENTINO (parte 4)

argentina na america do sul 6

Siamo giunti all’ultima parte di quello che in origine era un post davvero lungo ed estremamente interessante , frutto del lavoro di Mario d’Alosio. ( Qui la prima , seconda e terza parte)

Le vicende che si susseguirono in Argentina a partire dalla prima metà degli anni ’70, culminando nel default del 2001, rappresentano la sintesi di un brutale saccheggio che ebbe come principali responsabili il Fondo Monetario Internazionale e i governi corrotti di Buenos Aires.

L’organizzazione con sede a Washington, istituita a Bretton Woods nel ’44 con la finalità di soccorrere gli Stati in difficoltà promuovendo la stabilità finanziaria e riducendo gli squilibri economici, si rivelò in tutta la sua avida essenza di avamposto neoliberista a tutela degli interessi delle banche americane ed estere.

Ma il FMI fece di più, allorché negli anni del regime sostenne l’indebitamento argentino, infiltrando il governo di Videla con uomini di fiducia e funzionari, con l’obiettivo di distruggere l’indipendenza economica dello Stato e di soffocarlo attraverso la dittatura del debito.

Nel momento in cui il FMI fu chiamato in causa per redimere le controversie tra lo Stato debitore e le banche creditrici, l’istituzione non indugiò a schierarsi dalla parte di queste ultime, condannando milioni di argentini a un destino di povertà ed indigenza.

L’esproprio del patrimonio dello Stato durante gli anni di Menem fu una sorta di colpo di grazia che impedì una volta per tutte al paese di risollevarsi. Menem sfruttò il caos e lo sconforto della gente generati dall’iperinflazione per spacciare le privatizzazioni come parte di un progetto di salvataggio di più ampio respiro.

Con questo ignobile stratagemma il FMI riuscì ad imporre disumane politiche che avrebbero presto legato definitivamente le mani alla neonata democrazia argentina (a tal proposito un documento di 1400 pagine scoperto nel 2006 dal famoso storico Alejandro Olmos Gaona rivelò sorprendenti retroscena riguardo al piano di privatizzazioni argentine, secondo cui il dettaglio della svendita del patrimonio pubblico sotto il governo di Menem fu scritto in segreto dalla JP Morgan e dalla Citibank, due dei maggiori creditori privati del paese; i responsabili economici del governo di Buenos Aires si limitarono dunque ad eseguire alla lettera le disposizioni dei due giganti finanziari americani sotto la diretta copertura di Washington).

Ma le ostilità tra governo argentino da una parte e FMI e oligarchia finanziaria dall’altra non erano affatto destinate a placarsi dopo il default del paese. A partire dal 2003, con il governo di Néstor Kirchner, l’Argentina tentò di intraprendere un piano di ripresa in opposizione ai dettami neoliberisti propinati dall’istituzione con sede a Washington, mettendo in atto dunque una serie di misure volte a far riguadagnare allo Stato uno spazio decisivo nella gestione economica del paese.

Con il nuovo corso di politica economica l’Argentina attraversò una fase di grande espansione, con una crescita intorno all’8-10% annuo e con un rilevante calo del tasso di povertà, sceso fino al 23,2% nel secondo semestre del 2006 (nel novembre del 2002 era al 60%).

La morsa del debito si allentò in virtù dell’accordo trovato coi principali creditori esteri che previde uno swap sul 76% dei titoli oggetto di default, grazie al quale le cedole vennero rimpiazzate da altre con un valore nominale molto più basso (il 25-35% dell’originale) e scadenze più lunghe.

Nel 2008, la presidente Cristina Fernandez de Kirchner (che nel 2007 era succeduta al marito) rese noto che era allo studio un progetto di riapertura dell’accordo che consentisse anche al restante 24% dei vecchi detentori di titoli argentini di aderirvi.

L’obiettivo era quello di uscire completamente dalla procedura di default nei confronti degli investitori privati. Il compromesso fu siglato nel 2010. Si trattò di fatto di un default controllato, sulla cui gestione non operò direttamente il FMI. Proprio per questa ragione le autorità del Fondo espressero dure critiche nei confronti dell’accordo, iniziando ad esercitare forti pressioni sui creditori privati perché ottenessero migliori condizioni sul rimborso del debito. Lo swap fu accettato da buona parte dei creditori.

Soltanto alcuni hedge funds americani si rifiutarono di sottoscriverlo, esigendo il pagamento per intero del debito (si trattava di una quota inferiore al 7% del totale). Si aprì un contenzioso culminato nel giugno del 2014 con la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti: l’Argentina veniva condannata a pagare per intero il gruppo di investitori speculativi e a sottoporsi alla clausola “pari passu” (che le imponeva di garantire uguale trattamento a tutti i creditori, compresi quelli che avevano precedentemente aderito al piano di ristrutturazione).

Si trattava di un vero e proprio fulmine a ciel sereno.

Il resto è storia recente, anzi recentissima. Per l’Argentina si è parlato di nuovo default tecnico, il secondo in tredici anni. Ma la situazione è ancora in evoluzione. Al di là di come andranno le cose un presupposto pare certo: l’infrazione commessa dall’Argentina nel rinegoziare in modo indipendente il debito coi propri creditori senza assoggettarsi ai diktat dell’oligarchia finanziaria rischia di trasformarsi in un precedente troppo pericoloso per essere accettato da Washington. Il braccio di ferro tra lo Stato argentino e le élite finanziarie pare destinato a durare ancora per molto tempo.

Un tempo che sembra ormai senza fine…

Un commento su “SULL’OPERATO DEL FMI: LA STORIA INFINITA DEL BRUTALE SACCHEGGIO ARGENTINO (parte 4)

  1. davide
    24 agosto 2015

    Buongiorno a tutti. Mi ha appassionato molto questo articolo anche perché fa il paio con uno stupendo filmato che ho visto proprio ieri su Rai storia che tra l’altro ho scoperto essere presente anche su YouTube. L’analisi della situazione è molto efficace ma secondo me la soluzione è banale. Qual’è Il contrario della privatizzazione? La nazionalizzazione quindi a quel 20 per cento che detiene il settanta percento della ricchezza si confisca tutto quanto serve per risollevare il paese ma non per pagare debiti assurdi nati dalla truffa del fmi. Quelli sono già estinti di default in quanto corpo del reato. Sistemi deviati di concentrazione del potere finanziario stanno compiendo crimini contro l’umanità. E dovremmo pure onorare debiti creati ad hoc per schiavizzare i popoli del pianeta? Ma stiamo scherzando? E non ditemi che questa è una utopia perché la quantità più che sufficiente di gente incazzata nera ce n’è in tutti i Paesi del mondo. Si tratta solo di organizzarlo in buona fede e con strumenti di contrasto a questo perverso sistema molto più potenti delle inutili armi. Il sistema di può far saltare senza sparare un colpo o quasi tranne che per difendersi dai mecenari senz’anima e senza scrupoli ma a questo ci penseranno tutte le forze dell’ordine che hanno a cuore il popolo prima della classe dirigente di Elite. Anche fra poliziotti e carabinieri ci stanno tantissime brave persone che tengono famiglia e sono incazzata nere. Sono loro che ci difenderanno. È solo questione di tempo perché arrivi la riscossa. Dobbiamo solo metterci insieme tutti quanti quelli per il Bene perché quelli del Male sono molto potenti è vero ma non sono uniti come sembrano perché loro sono egoisti ed avidi oltre che psicopatici quindi sono battibili. Certo I popoli devono sempre essere guidato da leader illuminati ed assolutamente idealisti e molto competenti ma fidatevi gente che ce ne sono parecchie in giro per il mondo di persone con questi requisiti ed io conosco anche il metodo per riconoscerli e per metterli in campo.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2014 da in Argentina con tag , , , .
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