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IL REGIME DI VICHY: UN TEMA CHE DIVIDE ALL’INTERNO DEL FRONT NATIONAL

Florian Philippot, vice-président du FN et Jean-Marie Le Pen - © BFMTV

Florian Philippot, vicepresidente del Front National e Jean-Marie Le Pen – © BFMTV

A seguito del post pubblicato ieri su un possibile cambiamento di nome del Front Nationalvi proponiamo un altro episodio che testimonia il confronto che sta avvenendo, su alcuni temi, all’interno del partito. E’ infatti evidente l’intenzione dei nuovi dirigenti di separare sempre più l’apparato ideologico sopravvissuto fino al congresso del 2011 (in cui viene eletta presidente Marine Le Pen) da quello che farà parte del programma delle elezioni presidenziali del 2017. In questo specifico episodio oggetto del dissidio è il giudizio espresso da due noti esponenti del partito in merito all’esperienza collaborazionista del regime di Vichy presieduto dal maresciallo Petain.

Vi è infatti chi, come il vice-presidente del partito Jean Marie Le Pen, ritiene che il regime sia “scusabile” e che “[…]abbia fatto ciò che poteva per provare a difendere i Francesi da una terribile sventura”.

Florian Philippot, numero due del partito, non ha gradito questa esternazione e ha giustificato il suo disaccordo ricordando che non “appartengono alla stessa generazione” ed essendo normale quindi che abbiano un approccio diverso sulla questione.

Egli ha poi concluso il suo intervento, ospite da BFMTV, con una severa condanna dell’esperienza di Vichy: “il regime di Vichy non era la Francia” ma un “regime di occupazione straniera” che ha, tra le altre cose, aperto le porte alla deportazione degli ebrei sin dal 1942.

Philippot si è detto inoltre “fedele all’ordinanza del 1944 in cui si proclama l’inesistenza giuridica del regime di Vichy […] la Repubblica Francese non ha nulla a che vedere con Vichy”.

Il lavoro portato avanti da giovani politici come Philippot conferma il lodevole percorso dei vertici del partito di procedere nel senso di una forte autocritica con riguardo a simboli del passato circondati da più di un velo di ambiguità se non addirittura di imbarazzo e rivestire il partito di un nuovo involucro ideologico post contemporaneo e per ciò stesso libero da ogni equivoco collegamento con esperienze fallimentari del passato.

L’analisi di aspetti di questo genere della politica francese risulta altresì interessante poiché, in chiave comparatistica, dimostra molto chiaramente il corrispondente immobilismo degli organismi politici italiani, in questo caso della destra, sulla necessità di rivedere determinate posizioni figlie di un acritica eredità del passato piuttosto che avviare un rinnovamento della cifra culturale ed ideologica in risposta ai bisogni ed alle problematiche (UE; TTIP; Euro) che si sono presentate negli ultimi anni.

 

Postato da: @arthasastra85

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Questa voce è stata pubblicata il 21 ottobre 2014 da in Francia, Traduzioni con tag , , , , , , .
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