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L’IMPREVISTA NECESSITA’ DI MARINE LE PEN

le-parti-de-marine-le-pen-mise-sur-ses-jeunes-recruesIl XVesimo Congresso del Fronte National tenutosi a Lione si è da poco concluso e tanti sono i motivi per i sostenitori del partito d’essere più che soddisfatti. I consensi del movimento sono in costante ascesa e, sopratutto tra i più giovani, l’appeal sta crescendo tra gli strati sociali più istruiti. La leadership di Marine Le Pen è stata riconfermata con un plebiscito che ricorda quelli ottenuti dal padre per più di vent’anni. In seno alla dirigenza, nonostante indiscrezioni che riportavano di malumori tra il vice-presidente Philippot e Marion-Marechal Le Pen, l’obiettivo della presa del potere in occasione delle Presidenziali del 2017 sembra un’ottima ragione per mantenere saldi i ranghi e concentrarsi sulla realizzazione del programma politico.

Sulla base di queste premesse Marine non ha potuto far altro che salire sul palco raggiante e piena di energia positiva. Il discorso ha ricalcato grosso modo i punti cardinali del messaggio frontista post-2011 (anno in cui si è verificata la svolta nell’indirizzo politico del movimento) tanto da costituire una buona base per un’analisi sintetica di pregi e difetti dell’azione lepenista.

Per prima cosa la Le Pen ha lanciato una dura invettiva contro gli effetti della mondializzazione economica e politica che, a suo dire, avrebbe svantaggiato più di altri paesi la Francia. Le cause di questo profondo ridimensionamento politico risiederebbero, a livello politico interno,nella evidente complicità delle elites francesi di concedere inarrestabile spazio alle forze mondializzatrici e, sul piano esterno ma comunque complementare a quello interno, nella supina accettazione del processo di integrazione europea diretto dai burocrati di Bruxelles.

In linea di massima questo è uno dei passaggi più condivisibili del discorso odierno. E’ innegabile infatti come la percezione dei concetti di globalizzazione e mondializzazione sia radicalmente cambiata nell’ultima decade: da portatrici di nuove condizioni di benessere su scala globale a mero strumento di ulteriore divaricazione tra classi egemoni e subalterne. In questo senso l’Unione Europea come organizzazione al soldo delle forze mondializzatrici non si è risparmiata una collezione indefinita di fallimenti socio-economici a spese della maggior parte delle popolazioni colpite dalla crisi pur prestando sempre molta attenzione a far sì che i grandi interessi finanziari e delle multinazionali non ne patissero nella medesima misura le conseguenze.

Partendo da questo grande tema è stato poi facile ricollegare tutti gli altri problemi che soffocano la prosperità della Francia. Lotta all’immigrazione ed al fondamentalismo islamico. Su questo punto, senza negare l’unicità dello scenario etnico-sociale francese, gli aspetti del ragionamento lepenista che non convincono sono più d’uno. Sebbene la tesi da cui si parte possa in linea di massima ritenersi corretta, ovverosia ritenere l’immigrazione selvaggia un effetto degenerativo dei processi di mondializzazione che aggrava le condizioni di vita sia dell’emigrante che del cittadino che l’immigrazione la subisce, la sintesi finale dell’argomentazione conduce ad una soluzione del problema troppo superficiale e, qualora applicata, foriera di prevaricazioni a danno di comunità straniere e minoranze decisamente pericolose. Creare condizioni di accesso al lavoro privilegiate per soli cittadini francesi ed implementare leggi restrittive in tema di immigrazione sono manovre che, a parte i discutibili risultati sul piano strettamente economico, possono essere la base di una difficile convivenza tra le varie anime sociali, etniche e religiose di cui è composta attualmente la Francia. A parere di scrive la vera sfida, in un’ottica di società aperta e di mercato, sarebbe al contrario quella di far convivere i bisogni della comunità nazionale assieme ad una regolazione dell’immigrazione che non impedisca arbitrariamente l’accesso di cittadini extracomunitari e salvaguardi la parità di diritti e doveri nel mondo del lavoro.

C’è comunque da riconoscere al Front National di avere decisamente ridimensionato le proprie posizioni sugli stranieri che, negli anni passati, gli avevano fatto attribuire dai mess media l’appellativo di partito xenofobo e razzista. Non casuale deve essere stata tra l’altro l’assenza di richiami o riferimenti al padre-fondatore Jean Marie Le Pen, principale autore della politica xenofoba del vecchio Front. Tuttavia, come detto, le proposte attuali sul tema dell’immigrazione ancora non convincono e contengono difetti che andrebbero verificati meglio dai dirigenti del partito.

A contraltare quindi delle minacce rappresentate da tutto ciò che è estraneo ed al di fuori dei confini francesi la Le Pen si è prodigata in un elogio delle qualità morali del mondo transalpino. I piccoli imprenditori, eroici a continuare a rischiare il loro patrimonio nonostante la concorrenza sleale dei paesi emergenti. Gli operai e gli agricoltori, costretti ad accettare tagli ai loro salari e alla loro produzione imposti dai Trattati e dalle Direttive europee. Per finire alle forze di polizie, dotate di armi d’ordinanza fabbricate in Cina e approvate dall’Unione Europea.

Ad ogni modo il Front National è attualmente il fenomeno più interessante della scena politica europea. I temi e le proposte che avanza, paragonati allo stato catatonico degli altri raggruppamenti socialisti (la popolarità di Hollande è sotto il 15%) e gaullisti (divisioni interne; vertenze giudiziarie; problemi finanziari), sono al momento l’unica coerente alternativa all’attuale sistema dominante. L’appuntamento del 2017 confermerà o meno se questa alternativa sarà considerata dai francesi come quella vincente.

@arthasastra85

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 30 novembre 2014 da in Francia, Live Tweeting, Uncategorized.
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