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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

L’INDIPENDENZA COME INTERDIPENDENZA

Vi proponiamo il seguente estratto del discorso tenuto da Thomas Jordan, Governatore della Banca Centrale Svizzera, alla Université Livre di Bruxelles lo scorso 15 gennaio.

Il discorso risulta interessante per una serie di argomenti che permettono di comprendere più adeguatamente il modo in cui la Svizzera si muove all’interno delle relazioni economiche internazionali e quali siano le ragioni che le permettono di ottenere performances di così grande successo. Tra le principali motivazioni della formula vincente svizzera, Jordan menziona (i) l’indipendenza politica e monetaria connessa al tempo stesso ad una forte (ii) interdipendenza economica con i mercati internazionali, sfruttata a suo vantaggio da un (iii) apparato produttivo che, a differenza di quanto affermato dagli osservatori pù superficiali, va ben al di là della semplice fornitura di servizi nel campo finanziario ed assicurativo.

 


THOMAS JORDAN: LA SVIZZERA NEL CUORE DELL’EUROPA – TRA INDIPENDENZA E INTERDIPENDENZA

Discorso di Thomas Jordan, Chairman della Governing Board della Banca Centrale Svizzera (SNB), presso la Université libre de Bruxelles, Bruxelles, 17 gennaio 2015.

Signore e Signori,

Sono davvero onorato di essere con voi oggi a Bruxelles, e vorrei ringraziare la Missione Svizzera presso l’Unione Europea e l’ Institute of European Studies della Université libre de Bruxelles per il gentile invito.

Quando sono arrivato all’aeroporto di Bruxelles non ho potuto fare a meno di notare le differenti tipologie di delizioso cioccolato a disposizione. Sembra essere cosi’ abbondante come in Svizzera.

In tal modo ho potuto vedere immediatamente che la Svizzera e il Belgio hanno importanti elementi in comune.

Cio’ mi fa sentire certamente a mio agio qui. Anche se non credo che arrivero’ ad emulare Jean Neuhaus. Come alcuni di voi sapranno, il piu’ famoso chocolatier belga aveva in realtà natali svizzeri. Arrivo’ in Belgio nel 1857, e decise di rimanere e di aprire un negozio a Bruxelles. Per cio’ che mi riguarda, io ho pianificato di ritornare in Svizzera.

  1. Introduzione

Belgio e Svizzera hanno molte altre cose in comune oltre al cioccolato: entrambi sono economie piccole, molto aperte, che hanno intrapreso con successo la strada della globalizzazione.

Entrambi ospitano aziende di livello mondiale, cosi’ come piccole e medie imprese molto innovative.

Ma ci sono anche alcune differenze cruciali. A differenza del Belgio, la Svizzera non è parte dell’unione monetaria europea – come neppure dell’unione europea (figura 1).

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La Svizzera ha scelto di preservare la sua autonomia politica e di condurre una politica monetaria indipendente .Come risultato, la sua economia è stata a volte soggetta a importanti shock dei tassi di cambio. Inoltre, poichè non è parte di un grande mercato interno, la Svizzera è particolarmente dipendente dai mercati internazionali aperti.

L’obiettivo dei miei appunti questa sera è di spiegare come la Svizzera percepisce la sua posizione sulla scena economica internazionale tra i due poli di attrazione menzionati nel titolo del mio discorso: indipendenza e interdipendenza. Discutero’, con dovizia di particolari, le caratteristiche che, nella mia visione, sono state chiave nel permettere all’economia svizzera di rafforzare la sua resistenza agli shock esterni e di beneficiare pienamente della globalizzazione.

La Svizzera è nota come un Paese con uno dei piu’ alti standard di vita nel mondo. Ma questa condizione privilegiata non deve essere data per garantita. Quasi il contrario: raggiungere e manterere il progresso economico e sociale è una sfida continua.

Gli anni intercorsi dall’inizio della crisi economico-finanziaria globale sono stati particolarmente sfidanti. Gli eventi delle ultime settimane sono un esempio lampante di cio’. Come voi certamente sapete, il Franco Svizzero si è ancora apprezzato rapidamente e massivamente. Prendero’ questo evento come il punto di inizio della mia presentazione.

  1. Politica monetaria e il Franco Svizzero

La Svizzera conduce una politica monetaria autonoma e ha storicamente avuto una valuta forte e importante che gioca un ruolo molto piu’ grande nel Sistema finanziario internazionale di quello che la grandezza della sua economia suggerirebbe.

L’attrattività della nostra valuta come un rifugio sicuro riflette la stabilità del paese ed è, per cio’, un asset per la nostra economia.

Comunque, dall’inizio della crisi nell’estate del 2007, questo fattore è anche stato ripetutamente una fonte di pressione.

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Il Franco Svizzero inizio’ ad apprezzarsi nell’agosto del 2007 (figura 2), con il principio dela crisi dei subprime in US. La grande incertezza generate dal collasso di Lehman Brothers un anno dopo e la Grande Recessione che ne risulto’ mise il Franco Svizzero sotto una pressione ulteriormente crescente. La situazione peggioro’ nel 2010 e nel 2011. La crisi dei debiti sovrani europei e la paura di una rottura dell’unione monetaria mando’ perturbazioni attraverso i mercarti finanziari. In aggiunta, gli attori dei mercati erano spaventati che il congresso statunitense non raggiungesse l’accordo per evitare di arrivare al tetto del debito (debt ceiling).

A complicare ancor di piu’ la questione le previsioni economiche globali diventarono significativamente piu’ cupe. Come risultato, un enorme flusso in cerca di un porto sicuro si riverso’ nel Franco Svizzero. Dall’agosto del 2007 all’agosto 2011, la valuta svizzera si apprezzo’ di circa il 40% in termini effettivi.

I rendimenti sul debito a breve scadenza della Confederazione Svizzera divennero negativi e rimasero negativi da quel giorno.

In risposta a tali drammatici sviluppi, la Banca Nazionale Svizzera (SNB) introdusse un tasso di cambio minimo di 1.20 CHF per euro il 6 settembre del 2011. Contro la caduta del deterioriamento delle previsioni economiche globali e della politica dei tassi che aveve già raggiungo un limite inferiore a zero, questa misura aiuto’ ad evitare un’estremo irrigidimento delle condizioni di politica monetaria.

Istituendo un tetto all’apprezzarsi del tasso di cambio, la SNB diede un po’ di sollievo alle imprese e comprò per loro del tempo per adottare misure volte a ridurre costi e migliorare la produttività.

Cionondimeno, il Franco Svizzero rimase molto apprezzato.

Ad ogni modo, il tasso di cambio minimo di 1.20 CHF per euro era da intendersi solo come una misura temporanea ed eccezionale.

Poche settimane fa, il 15 Gennaio, la SNB ne ha annunciato l’interruzione. Comunicare pubblicamente tale decisione come un annuncio a sorpresa per i mercati e per il pubblico era inevitabile. Nessuna “pre-emptive guidance” è possibile per questo tipo di decisione. Qualsiasi linea guida avrebbe invogliato attacchi speculativi. I mercati hanno reagito conseguentemente, e il Franco Svizzero si è apprezzato massicciamente in pochi minuti dall’annuncio. Nonostante parte dell’overshooting sia stato corretto da allora, la nostra valuta si scambia ancora a un livello significativamente sopravvalutato mentre parliamo.

Ancora una volta, le ragioni della decisione della SNB si devono ricercare negli sviluppi internazionali.

In particolare, durante il 2014 era diventato ogni giorni piu’ evidente che le politiche della  Banca Centrale Europea (BCE) e della FED sarebbero state divergenti. Negli USA, la ripresa in corso rendeva la prospettiva di una uscita dalle politiche non convenzionali piu’ probabile. Nell’eurozona, allo stesso tempo, la BCE rendeva chiaro che uno stimolo monetario aggiuntivo sarebbe stato necessario.

Un segno tangibile di queste traiettorie divergenti è stato il sostanziale indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro. Con la chiara aspettativa di un significativo programma di

Alleggerimento quantitativo QE nell’eurozona, la pressione sul tasso di cambio minimo si intensifico’ enormemente all’inizio del 2015 – specialmente negli ultimi giorni precedenti alla decisione della SNB il 15 Gennaio.

Contro questa caduta, il tasso di cambio minimo divenne insostenibile e la SNB non ha avuto altra scelta che di interrompere la sua politica.

Se avesse mantenuto il tasso di cambio minimo per piu’ tempo, la SNB avrebbe corso il rischio di perdere controllo sul suo bilancio. Questo si’, invece, avrebbe complicato la sua politica orientata alla stabilità nel futuro. Quando si arriva a tale conclusione, bisogna agire rapidamente.

Le posizioni speculative contro il tasso di cambio minimo avrebbero tranquillamente potuto causare un raddoppiamento del bilancio della SNB in pochi mesi

Saremmo successivamente stati costretti a interrompere il tetto al tasso di cambio sotto una pressione ancora maggiore, con tutte le conseguenze che cio’avrebbe implicato per il nostro bilancio e per l’economia svizzera.

Il costo di mantenere il tetto sarebbe stato sproporzionato rispetto ai benefici.

Di conseguenza, l’economia svizzera sta attualmente affrontando delle condizioni del tasso di cambio molto difficili. In un mondo interdipendente con mercati di capitali fortemente integrati e liberalizzati la forza di un’economia come quella Svizzera puo’ – paradossalmente – diventare una enorme difficoltà.

La Svizzera come dovrebbe gestire queste condizioni estreme, superare le difficoltà e mantenere i suoi attuali elevati standard di vita ? Per rispondere a questa domanda, adesso faro’ un passo indietro per un momento dagli eventi attuali, e sottolinero’ alcuni dei fattori che, storicamente, sono stati strumentali nel consentire alle imprese svizzere di approfittare delle opportunità all’estero e affrontare uno scenario in continuo cambiamento.

 

  1. Una tradizione di indipendenza politica

Ad ogni modo, permettetemi prima di ritornare brevemente sulla nostra tradizione di indipendenza. Nonostante favorisca grandemente un approccio di scambio libero nelle sue relazioni economiche con il mondo esterno, la Svizzera è tradizionalmente stata molto riluttante a rinunciare alla sua sovranità politica.

In particolare, il federalismo, la democrazia diretta e il coinvolgimento dei cittadini sono visti dalla popolazione elvetica come elementi cruciali della loro identità. Sono considerati fattori chiave nell’assicurare la coesione di una nazione composta di differenti gruppi linguistici e culturali.

La neutralità verso l’esterno aiuto’ la Svizzera nell’evitare le tragedie che devastarono il continente europeo durante l’ultimo secolo, oltre a mantenere la coesione interna.

Da cio’, le due guerre mondiali aumentarono l’attaccamento della Svizzera alla sua autonomia politica. Ma autonomia non vuol dire isolamento, o negazione di cio’ che succede all’estero. La neutralità politica della Svizzera l’ha posta spesso in una buona posizione per mediare durante i conflitti e fornire solidarietà attiva.

Il nostro paese ha fatto un uso molto attivo del suo vantaggio comparato. L’esempio maggiormente conosciuto è l’impegno svizzero nel Comitato internazionale della Croce Rossa (International Committee of the Red Cross, ICRC). Esiste anche la lunga e ben consolidata tradizione di offrire i suoi buoni uffici per le negoziazioni diplomatiche.

Anche da un punto di vista economico, l’autonomia politica non deve significare e non significa l’isolamento economico. Oggi, l’economia svizzera è tra le piu’ internazionalmente integrate nel mondo. Essendo un piccolo paese privo di risorse naturali, la Svizzera ha iniziato molto presto a coltivare le sue relazioni economiche oltre confine. Da allora, l’integrazione economica ha contribuito grandemente alla prosperità della Svizzera.

Il rovescio della medaglia, ad ogni modo, è la grande esposizione della nazione agli sviluppi economico-finanziari all’estero, come dimostrato dalla crisi finanziaria globale e le sue conseguenze.

  1. Fattori che hanno sostenuto la performance economica svizzera

Nel corso dello shock globale scatenato dal collasso di Lehman Brothers nel settembre 2008, l’attività economica in Svizzera è notevolmente diminuita (figura 3).

figura 3

Tuttavia, la recessione è stata più contenuta e la successiva ripresa più forte che nell’Eurozona. Ci sono diverse ragioni per la relativa solidità delle performances dell’economia svizzera. Per prima cosa, il sistema bancario nazionale era in ottime condizioni e l’economia non ha mai subito un credit crunch. Secondo, la domanda interna è rimasta robusta, complice un favorevole sviluppo del mercato immobiliare. Terzo, le esportazioni sono rimaste relativamente insensibili alle turbolenze internazionali. Quarto, come già visto, la politica monetaria è intervenuta per limitare le conseguenze negative causate dal grande apprezzamento del franco svizzero.

Lasciatemi adesso illustrare I fattori strutturali che hanno giocato un ruolo importante nella tenuta dell’economia svizzera agli shocks. Incomincerò concentrandomi su alcuni cambiamenti che hanno avuto luogo nella struttura del commercio internazionale svizzero.

4.1 Commercio internazionale innovativo e diversificato

Osservare la struttura del commercio internazionale della Svizzera mi permetterà di sgombrare il campo da alcuni preconcetti riguardo l’economia svizzera. Se vi chiedessi di elencare qualche principale settore economico svizzero, probabilmente voi menzionereste banche, orologi e cioccolato. Ma la Svizzera è molto più di questo. La Svizzera in realtà è un’economia molto diversificata. Per esempio, la quota totale del settore comprendente servizi finanziari, assicurativi è minore della media Europea (20.3% v 26.2% nel 2012, secondo I dati OCSE). Al contrario, la quota del settore manifatturiero è significativamente più ampia.

Nel complesso, la somma di beni e servizi che la Svizzera vende all’estero è equivalente a metà del suo Prodotto Interno Lordo. I beni dominano l’attività dell’export ma, con una quota di 1/3, il contributo dei servizi non è da trascurare. L’intensità dell’attività d’export è significativamente al di sopra della media dei Paesi OCSE. La Svizzera è superata dalle nazioni Benelux, tuttavia. Parte del gap con il Benelux riflette l’esteso ri-export dei beni importati nei grandi porti in Belgio e nei Paesi Bassi.  D’altra parte, l’accesso al mare non è un grande punto di paragone per la Svizzera…

Per mantenere una certa competitività, il settore dell’export svizzero ha attraversato profonde modifiche strutturali nel corso degli ultimi decenni. Primo, c’è stato un cambiamento nella composizione del settore dell’export (figura 4).

figura 4

L’industria farmaceutica ha guadagnato importanza, mentre la quota di esportazioni  di macchinari è diminuita.  Al volo, lasciatemi menzionare che il cliché popolare che associa la Svizzera con gli orologi è realmente vero. La loro quota nel totale dei beni esportati è dell’11%. Notate che ciò niente ha a che vedere con gli orologi a muro, che sono stati inventati e prodotti in Germania.

Uno sguardo più attento allo sviluppo lungo le industrie rivela che questo cambio nella composizione è importante per comprendere la performance svizzera durante la crisi. Infatti, ogni settore delle esportazioni è stato colpito molto differentemente dal grande crollo delle esportazioni del 2009. Mentre il trasporto di macchinari e metalli ha sofferto parecchio, diminuendo del 30%, le esportazioni di prodotti chimici e farmaceutici non sono praticamente diminuiti. Dal momento che questo settore rappresentava più di un terzo del totale delle esportazioni nel 2008, è riuscito a compensare da solo il crollo degli altri settori. Anche le esportazioni di orologi hanno offerto un importante sostegno.

Il secondo cambio strutturale è avvenuto all’interno delle fabbriche. Per esempio, l’industria della meccanica di oggi non è la stessa degli anni ’90. C’è stato un costante tentativo di innovare sia i prodotti sia i processi produttivi. Le imprese svizzere si sono specializzate in prodotti ad alto valore aggiunto. La Svizzera ha la più alta densità di fabbriche hi-tech al mondo. Il volume di spesa per ricerca e sviluppo è diretto da grosse imprese multinazionali operanti in settori economici integrati a livello globale, quali quello farmaceutico e chimico. Ma piccole e medie imprese manifatturiere in un ampio raggio di segmenti di mercato giocano un ruolo chiave nelle esportazioni svizzere, e sono tipicamente grandi innovatori. Più del 40% di essi compiono ricerca e sviluppo a livello interno, un record mondiale. Complessivamente, grazie a questa strategia innovatrice, il contributo del settore manifatturiero al PIL svizzero è stato significativamente stabile sin dall’inizio del secolo, interrompendo il precedente trend recessivo.

Il terzo cambio strutturale riguarda la composizione regionale dell’export svizzero (figura 5).

figura 5

Gli esportatori svizzeri hanno aumentato il loro interesse negli USA, Cina e altre economie emergenti, mentre hanno fatto meno affidamento su mercati tradizionali quali Germania, Francia e Italia. Questa forte diversificazione è risultata essere molto utile durante la crisi finanziaria globale. Infatti, le esportazioni in queste regioni si sono evolute differentemente. Spedizioni verso Germania, Francia e Italia sono diminuite molto di più in una prima fase e si sono  successivamente riprese molto meno di quelle verso USA e Cina.

Nonostante questa crescente diversificazione regionale gli esportatori svizzeri rimangono molto dipendenti dal mercato europeo. Oggi, il mercato UE assorbe ancora più della metà delle esportazioni di beni svizzere. La crisi del debito pubblico europea, in mezzo al deciso indebolimento della domanda interna nell’Eurozona e il drammatico apprezzamento del franco svizzero nei confronti dell’Euro, è pesato ulteriormente sulle esportazioni svizzere. Se l’effetto della domanda domina, l’impatto negativo del tasso di cambio è decisamente significativo. Complessivamente – e nonostante il forte apprezzamento del franco svizzero – durante la crisi le esportazioni della Svizzera sono diminuite meno rispetto alle esportazioni di altre nazioni europee quali Germania e Belgio (figura 6).

figura 6

 

 

4.2 Mercato del lavoro flessibile

La struttura del mercato del lavoro gioca anch’esso un ruolo importante nel rafforzamento della resistenza agli shocks. Deve offrire la necessaria flessibilità alle imprese per adattarsi rapidamente alle variabili condizioni interne ed esterne. Una caratteristica chiave del mercato del lavoro svizzero è la combinazione di poche protezioni durante il rapporto di lavoro con un generoso sistema di sostegno ai disoccupati. Se obbligate, le imprese possono ridurre la loro forza-lavoro con pochi ostacoli amministrativi. All’opposto, quando la situazione economica migliora, le imprese assumeranno subito nuovi lavoratori. Di conseguenza,  le spese per la disoccupazione sono maggiori in Svizzera che negli altri paesi europei, fatta eccezione per i paesi nordici (figura 7).

figura 7

Un altro importante istituto è il lavoro a breve termine. Fu usato estensivamente dalle imprese durante la crisi. Il lavoro a breve termine permette alle imprese di regolare la loro forza-lavoro a shock temporanei senza distruggere i posti di lavoro esistenti. Questo è un vantaggio cruciale, specialmente per le imprese che lavorano con manodopera altamente qualificata. Riduce realmente Il costo del lavoro durante le recessioni e allo stesso tempo permette alle imprese di espandere rapidamente la produzione una volta che la domanda riprende di nuovo.

Un’altra caratteristica chiave del mercato del lavoro svizzero riguarda il modo in cui lavoratori e datori di lavoro interagiscono. Generalmente, le relazioni tra management e lavoratori sono buone e gli scioperi strumentali rari. Nel contesto della regolazione dei salari, molti contratti sono regolati da contratti collettivi di lavoro. Tuttavia, in contrasto con la situazione negli altri Paesi, questi accordi sono solitamente il risultato di negoziazioni basate sul consenso, con limitato intervento del governo. Infatti, lo strumento degli accordi collettivi di lavoro è regolato dalla legge svizzera solo da tre brevi paragrafi.

La negoziazione stabilisce normalmente che le specificità di ogni impresa e industria siano tenute in considerazione negli accordi, in modo tale che la competitività sia preservata. L’alto livello di occupazione tra la popolazione in età da lavoro dimostra l’ottimo stato del mercato del lavoro svizzero. Attualmente al di sopra dell’80%, l’occupazione in Svizzera è del 15 per cento più alte anche nel resto d’Europa.

5 Osservazioni conclusive
La Svizzera ha una lunga storia di indipendenza politica. Allo stesso tempo il paese ha coerentemente perseguito la prosperità attraverso una forte integrazione nell’economia mondiale in generale e nell’economia europea in particolare.
Grazie a questa integrazione internazionale attiva nell’economia globale, il paese ha raggiunto e mantenuto un alto livello di benessere. Tuttavia, l’idea che la Svizzera sia un’isola protetta nel bel mezzo di un mare in tempesta non potrebbe essere più lontana dalla verità. Per una piccola economia aperta come la Svizzera, l’ambiente internazionale è fonte sia di opportunità sia di grandi scosse destabilizzanti.
La sospensione inevitabile del tasso minimo di cambio nei confronti dell’euro è un esempio emblematico. Esso ha provocato una forte reazione sui mercati finanziari internazionali e, di conseguenza, il franco svizzero si è apprezzato in modo acuto. La rilevante sopravvalutazione della nostra moneta significa che l’economia svizzera, in particolare i settori esposti alla concorrenza internazionale, è attualmente di fronte a un forte vento contrario e a una serie di sfide.
La SNB ha abbassato i tassi di interesse a livelli senza precedenti per attutire gli effetti della apprezzamento della valuta. L’abbassamento dei tassi d’interesse significa che avere depositi in franchi svizzeri è significativamente più costoso rispetto al possesso di valuta estera. Il tasso d’interesse negativo è impostato per avere un effetto correttivo sulla valutazione del franco svizzero. Inoltre, la SNB continuerà a prendere in considerazione la situazione dei tassi di cambio nel formulare la sua politica monetaria. Resterà quindi attiva nel mercato dei cambi, ove risulti necessario, al fine di influenzare le condizioni monetarie.
Tuttavia, il futuro prossimo vedrà grandi sfide in Svizzera. Oggi più che mai, l’economia svizzera deve concentrarsi sui suoi punti di forza strutturali e flessibilità, al fine di garantire la sua competitività internazionale e quindi la prosperità del paese nel futuro.
Grazie mille.


Il pezzo in lingua originale è qui , sul quale segnaliamo anche un buon articolo di commento  di Maurizio Sgroi qui. In data odierna inoltre, si è potuto ulteriormente costatare come l’indipendenza della BC dalla politica del paese è una chimera nelle condizioni attuali della cosiddetta “currency war”: una politica monetaria attiva e coordinata a livello nazionale è la stampella fondamentale per la politica industriale e fiscale.

Postato da: Arthasastra85 e Spud85

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