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“Per capire chi vi comanda basta scoprire chi non vi è permesso criticare”

PERCHE’ IL TRATTATO MES ECLUDE LA POSSIBILITA’ DI NUOVI AIUTI ALLA GRECIA

Trattato MES

La vittoria del NO al Referendum del 5 luglio indetto dal governo guidato da Alexis Tsipras ha ridato coraggio al primo ministro ellenico sulle possibilità di scardinare il fronte dei creditori ed ottenere condizioni più favorevoli per un nuovo salvataggio del proprio paese. Dall’altre parte, nonostante l’apparente inflessibilità dei rappresentanti delle maggiori istituzioni europee ed internazionali, alcune fonti sostengono che per salvare l’Euro la Germania, attraverso la Cancelliera Angela Merkel, starebbe iniziando a considerare una ipotesi di taglio del debito greco.

Tuttavia il solo taglio del debito ancora da restituire sulla base dei due precedenti piani di salvataggio non sarebbe sufficiente ad assicurare la sopravvivenza economica della Grecia e sarebbe pertanto necessario provvedere alla concessione di nuovi fondi tramite le risorse finanziarie accreditate dagli Stati dell’Eurozona nel Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Vediamo come questi fondi potrebbero essere concessi.

E’ probabile che la Grecia chieda (i) aiuti finanziari per ricapitalizzare il proprio sistema finanziario (attualmente ancora in vita esclusivamente grazie alle linee di liquidità offerte dalla Banca Centrale Europea) e (ii) un ulteriore prestito in cambio dell’esecuzione di un programma di riforme macroeconomiche.

I.Assistenza Finanziaria per la Ricapitalizzazione delle Istituzioni Finanziarie

Lo strumento dell’Assistenza Finanziaria per la Ricapitalizzazione delle Istituzioni Finanziarie, previsto dall’Articolo 15 del Trattato MES, interviene in tutti quei casi in cui la crisi economica dello Stato Membro sia generata principalmente da un dissesto nel sistema finanziario piuttosto che da errate politiche fiscali ed è stato ideato con lo scopo di limitare le possibilità di contagio finanziario e preservare la stabilità finanziaria della Zona Euro. Esso può essere attuato indirettamente, vale a dire accreditando le linee di credito allo Stato Membro richiedente che a sua volta ricapitalizzerebbe le istituzioni finanziarie, oppure direttamente tramite ricapitalizzazioni compiute in prima persona dall’ESM.

La concessione di tali linee di credito è sottoposta ad una serie di requisiti che il richiedente deve dimostrare di possedere tra i quali:

a. L’impossibilità di provvedere alla ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie in crisi sia mediante ricorso al settore privato che attraverso utilizzo di fondi pubblici;
b. Le istituzioni finanziarie in crisi di liquidità devono costituire un minaccia grave alla stabilità finanziaria della Zona Euro;
c. La dimostrazione di essere nelle condizioni di poter rimborsare le linee di credito ricevute per ricapitalizzare le proprie istituzioni finanziarie e di possedere adeguati parametri a livello macroeconomico.

Una volta ricevuta la richiesta di assistenza finanziaria il Consiglio dei Governatori del MES intraprende una valutazione nel merito sul rispetto dei menzionati requisiti di cui al paragrafo che precede, coinvolgendo in questa analisi la Banca Centrale Europea e la competente autorità di supervisione (i.e. EBA; ESMA; EIOPA). A seguito della valutazione svolta in questo primo livello di analisi, qualora il Consiglio dei Governatori ritenga soddisfatte le condizioni richieste ne informa la Commissione Europea che a sua volta esamina la questione alla luce delle norme sugli aiuti di stato contenute nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Su queste basi essa può successivamente domandare allo Stato Membro richiedente di sottoscrivere determinate impegni – soggetti a vigilanza e supervisione periodica – e relativi al miglioramento del quadro regolatorio del proprio sistema finanziario al fine di ridurre l’insorgenza di crisi simili in futuro.

II.Prestiti

L’altra parte del piano con cui la Grecia potrebbe chiedere di essere salvata per la terza volta sarebbe rappresentata dai prestiti del MES.

Preliminarmente, si può dire che la procedura con cui vengono accreditati tali prestiti ricorda, grosso modo, quella prevista per la concessione degli aiuti attraverso i precedenti veicoli (e.g. EFSF) e con cui i leaders europei avevano attuato i piani di salvataggio durante la crisi del debito pubblico europeo negli anni 2009-2011. In sintesi, i prestiti del MES vengono accreditati laddove lo Stato Membro abbia completamente perso l’accesso ai mercati finanziari oppure nel caso in cui i tassi di interesse offerti dagli ipotetici finanziatori siano così alti da costituire un rischio alla sostenibilità del bilancio pubblico.

Anche in questa circostanza l’esito positivo della richiesta da parte dello Stato Membro è circondata da un elenco di rigide condizioni in parte analoghe a quelle previste per l’Assistenza Finanziaria trattata al punto I. Tali condizioni riguardano:

a. La valutazione circa l’esistenza di una minaccia concreta alla stabilità della Zona Euro;
b. Un esame circa la sostenibilità del debito pubblico (da condursi in partnership con il FMI);
c. La valutazione in merito alle reali necessità finanziarie dello Stato Membro.

L’elemento determinante di questa specifica ipotesi di assistenza finanziaria è costituito dall’obbligo per lo Stato Membro di mettere in pratica un severo piano di riforme strutturali macroeconomiche, determinato in base alla concreta debolezza del sistema economica dello Stato Membro.

****

Da quanto appena descritto, a prescindere da qualsiasi commento sull’eventuale successo delle richieste di taglio del debito che il governo greco potrà ottenere, sembra abbastanza chiaro come, da un punto di vista puramente giuridico, la situazione della Grecia non possa autorizzare, in linea teorica, a pensare che sia il piano di Assistenza Finanziaria per la Ricapitalizzazione delle Istituzioni Finanziarie che il piano di Prestiti possano venire agevolmente concessi.

In primo luogo, quanto alla richiesta di Assistenza Finanziaria per la Ricapitalizzazione delle Istituzioni Finanziarie, è stato detto che le istituzioni finanziarie greche non costituiscono più una minaccia a livello sistemico. Tale affermazione sarebbe confermata dal fatto che, a partire dal primo piano di salvataggio del 2010, le esposizioni del settore privato internazionale nei confronti del mercato greco si sarebbero notevolmente ridotte, essendosi ad esso sostituiti un gruppo di investitori istituzionali formato da Banca Centrale Europea, Stati Membri della Zona Euro ed FMI. Oltre a questo dato, un altro elemento che fa escludere la sistemicità di un eventuale fallimento delle istituzioni finanziarie greche è fornito dall’azione di Quantitative Easing (i.e. acquisto di titoli di stato sul mercato secondario) lanciata dalla Banca Centrale Europea allo scopo di dirottare il credito delle banche in favore degli operatori attivi nell’economia reale e tenere al riparo gli Stati Membri dell’Eurozona da eventuali attacchi speculativi. In tal modo, anche laddove la perdita dei crediti derivanti dal default greco dovesse produrre effetti destabilizzanti sui bilanci pubblici degli Stati Membri, l’intervento della Banca Centrale Europea tamponerebbe qualsiasi eventuale attacco speculativo garantendo altresì la temporanea stabilità della Zona Euro.

Sul fronte invece della richiesta di aiuti l’elemento che desta più perplessità circa il suo eeventuale riconoscimento è offerto dalla sostenibilità del debito pubblico greco. E’ un fatto oramai conclamato infatti che le proiezioni economiche sviluppate dal FMI durante le analisi precedenti alla concessione dei primi due piani di salvataggio abbiano prodotti effetti radicalmente diversi da quelli auspicati avendo peraltro ulteriormente aggravato la stato dei conti pubblici greci. Sembrerebbe dunque arduo immaginare come per la terza volta consecutiva – e per di più con un sistema bancario nazionale tenuto in piedi artificialmente – il gruppo di creditori internazionali possa ritenere valide le basi scientifiche sulle quali il debito pubblico greco era stato reputato sostenibile e concedere quindi nuovi prestiti.

Un altro fattore che rende molto improbabile il raggiungimento di un accordo è poi la mancanza di tempo. Il premier Tsipras ha infatti fissato nel prossimo 20 luglio la scadenza entro la quale sottoscrivere l’accordo con i creditori. Tuttavia, come brevemente riportato nei paragrafi precedenti, le procedure di concessione dei prestiti sotto la supervisione del MES coinvolge diversi soggetti ed è soggetta a numerose valutazioni tecniche che possono richiedere diverso tempo.
Non è quindi da ritenere in partenza certo che eventuali nuovi aiuti in favore della Grecia saranno erogati attraverso il MES, anzi, è possibile che la mancanza di tempo a sufficienza per condurre le dovute valutazioni tecniche previste dal Trattato MES e la disastrosa situazione dell’economia greca (banche chiuse; limitazioni alla libera circolazione dei capitali) possano, alternativamente, condurre i leaders europei a muoversi nuovamente al di fuori del perimetro legislativo europeo mettendo così in pratica un’ulteriore soluzione ponte (e.g. sotto forma di prestiti bilaterali) oppure richiedere un intervento totalmente a carico del FMI.

@arthasastra85

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Questa voce è stata pubblicata il 9 luglio 2015 da in Austerità, Grecia, Uncategorized.
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